(16.03.09)

Emergenza spam: l'email spazzatura torna a soffocare la posta Internet

Di Saul Stucchi

È finita la stagione di pausa del fenomeno della posta spazzatura. Ora lo spam dilaga in tutto il mondo e ne sentiamo le conseguenze.

Ce ne siamo accorti tutti. È sempre più difficile, infatti, individuare un messaggio di posta “genuino” nella marea di immondizia che ogni giorno si riversa sulla nostra casella postale. I dati confermano questa situazione sempre più intollerabile: al giorno d’oggi quasi l’80% delle e-mail ricevute dovrebbero finire direttamente nel cestino.
Una ricerca di Symantec ha infatti calcolato al 79% del totale la percentuale di messaggi spam che riceviamo.
Si era registrata un’inversione di tendenza benaugurante dopo la condanna della società McColo che inondava il mondo con le sue e-mail spazzatura. Ma chi sperava in un contenimento o addirittura nel tramonto del fenomeno ha dovuto presto ricredersi.
Il giro d’affari mosso della corrispondenza elettronica non richiesta è talmente grande che fa gola a molti e trova sempre qualche società disposta a correre qualche rischio legale pur di fare guadagni sicuri e facili.
Con un’unica campagna di spam ben organizzata, infatti, si possono guadagnare diversi milioni di dollari all’anno.
Gli Stati Uniti restano il principale “colpevole”, dato che è da lì che parte quasi un quarto della posta sgradita, pari al 23% con una leggera flessione rispetto alla precedente ricerca effettuata nell’ottobre dell’anno scorso. 
Aumenta invece la responsabilità del Brasile e altri due paesi sudamericani, Argentina e Colombia, hanno fatto il loro ingresso nella speciale classifica dei paesi ospiti di società che ricorrono allo spam.
I responsabili di queste campagne le inventano davvero tutte e i messaggi si fanno sempre più ingegnosi. Ma non solo: i contenuti infatti si adeguano velocemente all’attualità, tanto che sono diminuiti i messaggi legati alla finanza, vista la crisi globale in atto. Aumenta invece lo spam legato a temi riguardanti la salute e il tempo libero.