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Google Assistant su Chrome? Per molti ma non per tutti

Un assistente virtuale. Un assistente che opera tramite intelligenza artificiale sviluppato da Google a partire dal 2016 come parte di un’applicazione di messaggistica. In due parole: un Google Assistant. Un assistente dalle grandi potenzialità, direttamente proporzionale alle bizze.

Google Assistant (Adobe Stock)

Inizialmente feature esclusiva dei cellulari Pixel, dal 2017 e disponibile per vari smartphone con sistemi operativi Android e iOS, Google Assistant è sempre più vicino a prendere controllo anche di Chrome, hauna flag presente da tempo (addirittura da gennaio) ma finora completamente inerte è ora diventata funzionante – e nella versione stabile del browser, segnala Android Police, non in qualche Beta o Canary instabile. La conferma direttamente da Chrome 87.

Google Assistant, non ancora come Siri di Apple

Google Assistant (Adobe Stock)

Gli utenti interagiscono con il Google Assistant tramite comandi vocali, tenendo premuto il tasto Home e pronunciare la magiche paroline (ben scandite). “Ok Google”.

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L’assistente è, o meglio ancora sarebbe, in grado di navigare in internet alla ricerca delle informazioni richieste, programmare eventi e promemoria, sistemare le proprie impostazioni a seconda delle preferenze espresse e mostrare le informazioni dell’account Google dell’utente. Cambiamenti e miglioramenti, però, non sono ancora particolarmente profondi: anche nell’ultima versione; la fonte precisa tuttavia che la flag funziona anche con la versione più vecchia senza “glow”, quindi non è un fattore discriminante.

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A differenza di Google Now, il Google Assistant è in grado di sostenere una conversazione con l’utente, grazie all’uso dell’algoritmo Google per il trattamento del linguaggio. Ma anche questa funzionalità, che permette di eseguire alcune operazioni di uso comune (prenotare un ristorante, chiamare un negozio o prendere appuntamento con il parrucchiere) non è ancora pienamente disponibile.

In Italia Google Assistant sembra avere grandi potenzialità, sì ma per il futuro e non per il presente, soprattutto perché non è alla “moda” quanto il Siri di Apple. E’ creato per imparare e memorizzare i nostri gusti, le nostre esigenze. Per molti sì. Ma non per tutti.

Antonino Gallo

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