Smartwatch (Adobe Stock)
Nell’ultimo CES di Las Vegas, l’evento per eccellenza dedicato alla tecnologia per la prima volta online causa pandemia, una startup giapponese ha mostrato il prototipo di uno smartwatch in grado di misurare la glicemia nel sangue senza l’utilizzo di aghi. Samsung potrebbe sviluppare un suo smartwatch, di nuova generazione.
Per il momento sono solo rumors, ma da più parti si è convinti che la multinazionale asiatica, una delle principali forze trainanti dietro al miracolo economico sudcoreano, avrebbe in cantiere un nuovo smartwatch, munito della tecnologia necessaria per il tracciamento del glucosio. Ideale per chi soffre di diabete e deve necessariamente tenere sotto controllo questi valori.
Lo smartwatch è un orologio con altre funzionalità oltre il semplice cronometraggio. I primi modelli erano in grado di eseguire solo operazioni di base, ma ora rappresentano dei veri e propri computer indossabili.
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Sono “orologi intelligenti”: eseguono applicazioni, alcuni hanno un sistema operativo per dispositivi mobili e funzionano come lettori multimediali portatili, riproducono radio FM, audio, e file video, attraverso un auricolare Bluetooth.
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Samsung ha la sua linea di Galaxy Watch3. Che spazia dal Titanium Bluetooth (a prezzo di listino di 599 euro) al LTE (classico e premium, da 459), fino ad arrivare al più economico (349 euro) Bluetooth 41mm.
Ebbene, sui Galaxy Watch potrebbe essere potenziata la funzionalità di tracciamento del glucosio, di massima precisione di previsione fra le tecnologie non invasive.
Sempre secondo indiscrezioni, tale tracciamento avverrebbe grazie alla spettroscopia Raman, nome derivante dal fisico indiano, Premio Nobel per la fisica nel 1930, zio di Subrahmanyan Chandrasekhar, premio Nobel per la Fisica nel 1983.
Lo scattering Raman è una tecnica di analisi dei materiali basata sul fenomeno di diffusione di una radiazione elettromagnetica monocromatica da parte del campione analizzato.
Consiste nella diffusione anelastica di fotoni. Un fascio di luce che incide su un campione e lo attraversa senza subire modifiche o viene assorbito, a seconda della lunghezza d’onda della luce e della natura del campione stesso. Un particolare processo che sfrutta i laser per identificare la composizione chimica di un composto.
Per ora sono soltanto rumors. Ma se dovessero trasformarsi in fatti reali, si farebbe un passo da gigante per l’intero settore.
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