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Scienze

Covid, scoperta variante texana: più aggressiva e resistente agli anticorpi

Preoccupa una variante texana del Covid, appena osservata in uno studente: dalle prime osservazioni ricorda la variante inglese, sembra causare una malattia più grave e potrebbe resistere alle difese immunitarie.

Preoccupa una variante del Covid rilevata su un giovane studente del Texas (Photo by Prasesh Shiwakoti Lomash on Unsplash)

Una nuova variante del Covid scoperta in Texas dai ricercatori della A&M University (TAMU) sembrerebbe causare una malattia più grave e prolungata, avere tratti che la renderebbero più resistente alle nostre difese immunitarie e allo stesso tempo più contagiosa. Il condizionale è d’obbligo, visto che gli scienziati del Global Health Research Complex (GHRC) hanno appena avviato i loro esami, dopo aver scoperto il nuovo ceppo in un giovane studente universitario del campus.

La nuova variante è stata denominata BV-1 dalla Brazos Valley, la regione del Texas dove si è manifestata. Il GHRC ha allertato il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie affinché si prendano misure prima che sia troppo tardi: l’obiettivo è confinare una forma di Covid potenzialmente più severa e in grado di aggirare le difese immunitarie, proprio come è successo nel caso dello sfortunato studente della TAMU. Le preoccupazioni sono per ora solo teoriche, ma purtroppo gli studi di laboratorio evidenziano delle caratteristiche del virus che non lasciano tranquilli.

Covid, la variante texana non lascia tranquilli: “Ma va ancora testata”

Gli scienziati vogliono confinare BV-1 prima che si diffonda

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Positivo a un primo tampone del 5 marzo 2021, il giovane paziente ha smaltito i sintomi del Covid il 2 aprile e negativizzato il virus qualche giorno più tardi, come confermato dal tampone “pulito” del 9 aprile. Una durata insolitamente lunga per la sua età e che corrobora l’ipotesi che spaventa di più: la struttura genetica di BV-1 richiama quella di altre varianti resistenti a diversi tipi di anticorpi. In particolare, i markers genetici più simili sarebbero quelli della variante inglese, che però è contrastata molto bene dai vaccini.

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Ma per ora restiamo nel campo delle ipotesi, come spiega il responsabile di Virologia dell’Università Texana, Ben Neuman: “I marker genetici di questo ceppo sono stati associati con una diffusione rapida, una forma severa di Covid e resistenza alle difese immunitarie. Ma siamo di fronte a un caso unico e non abbiamo ancora fatto i test. Tutto ciò che sappiamo è basato sul sequenziamento genetico svolto in laboratorio, che pure ci mette in guardia e ci impone rigorosa sorveglianza, specialmente sui giovani asintomatici o con sintomi trascurabili”. Niente conclusioni affrettate, dunque, ma massima allerta per evitare che BV-1 possa causare danni.

Raffaele Pigneri

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