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Ora robotica ed AI riescono a prendersi cura (efficentemente) dei danni al midollo spinale: ecco come

La tecnologia sta facendo passi avanti senza precedenti, soprattutto da quando l’innovazione sta andando di pari passo. Ecco quindi, l’ultima novità.

Una AI che reintegra il midollo spinale – Computermagazine.it

Si tratta di una combinazione di intelligenza artificiale e robotica quella di cui vi parleremo oggi, che potrebbe portare a una procedura che permette di curare determinati danni al midollo spinale, tramite un grosso aiuto: un team di ricercatori della Rutgers University è riuscito a usare le due tecnologie per stabilizzare l’enzima ChABC (Condroitinasi ABC) che è in grado di rimuovere tessuto cicatriziale dal midollo e promuovere la rigenerazione dei tessuti, che non avviene generalmente se si ha del tessuto cicatriziale di mezzo. Nei tentativi fatti finora l’enzima resisteva appena qualche ora a temperatura corporea, mentre ora resiste fino a una settimana: sufficiente per avere un effetto molto più concreto e arrivare a ben oltre i 7 giorni di prova.

Vediamo meglio nel dettaglio

In poche parole, il midollo spinale è la “rete di cavi” che dal cervello si diffonde in tutto il corpo e, tra le altre cose, trasporta tutti i comandi inviati ai muscoli volontari, è grazie a lui se riuscite a muovervi. Se uno di questi  “cavi” viene interrotto, il segnale per muovere un braccio, un dito, per saltare o per tendere i giusti muscoli nel giusto quantitativo per stare in piedi non arriva più a destinazione e si ha un crollo del corpo.
Come si presenta il midollo spinale – Computermagazine.it
Il corpo umano ha il dovere di proteggere il midollo con la colonna vertebrale, a tutti gli effetti una corazza d’osso movibile, ma ci sono tipologie di impatto e altre patologie (come tumori, ematomi, malattie autoimmuni, traumi ecc..) che possono superarla o danneggiarla fino ad arrivare al midollo spinale. Il corpo umano tenta di riparare il danno da solo, ma con del tessuto cicatriziale che non permette il passaggio del segnale, gli sforzi sono inutili. Questo causa paralisi, perché il muscolo non è più in comunicazione con il cervello. Per curare questo danno bisogna ripristinare il segnale, per esempio “facendo ponte” come sta sperimentando Neuralink, oppure favorendo la rigenerazione dei “cavi” originali – che è appunto ciò che promette ChABC. Ed eccoci alla novità.

L’intelligenza artificiale è stata a dir poco fondamentale per identificare i possibili copolimeri sintetici in grado di durare più a lungo dentro al corpo umano, eliminando l’impedimento del tessuto cicatriziale; i robot hanno invece sintetizzato i copolimeri e condotto i test di compatibilità.

Purtroppo la sintetizzazione dell’enzima non significa che sarà possibile trattare da subito i pazienti con danni al midollo spinale, ne che questi ritroveranno da subito la mobilità persa. La strada per giungere a un farmaco o a una terapia effettiva è ancora lunga, ma la scoperta rappresenta un punto di partenza promettente. Una AI che ricerca proteine per reintegrare un movimento, è qualcosa di straordinario.

Alessandra Costagliola

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