La NASA vuole lanciare uno sciame di droni nello Spazio per la ricerca aliena

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L’ascesa dei droni super l’atmosfera e arriva fino allo Spazio sconfinato. Certo, ovviamente saranno dei droni particolari. Uno sciame quello che ha in mente la NASA: sarà affidato a loro il compito di portare avanti la ricerca aliena.

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La Nasa vuole iniziare a usare i droni per le missioni spaziali – Adobe Stock

Il Jet Propulsion Laboratory della NASA ha assegnato 600.000 dollari di finanziamenti aggiuntivi per questo concept che vedrebbe sciami di minuscoli robot nuotatori inviati per esplorare gli oceani su lune o pianeti, in tutto il sistema solare. Una cifra che la dice lunga sulla fiducia riposta nei droni nuotatori da parte dei la National Aeronautics and Space Administration, agenzia governativa degli Stati Uniti.

Un tale sistema di minuscoli robot distribuiti potrebbe estendere la portata di una missione inviata per studiare gli oceani sotto le superfici ghiacciate di alcune lune del nostro sistema solare come l’Encelado di Saturno o l’Europa di Giove.

Sensing With Independent Micro-Swimmers, per ora solo un concept. Ma…

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Droni, nuovi alleati della NASA – Adobe Stock

Il concept, chiamato dalla NASA “Sensing With Independent Micro-Swimmers” o più semplicemente SWIM, nasce da un’idea di Ethan Schaler, un ingegnere meccanico di robotica presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, situato nel sud della California.

La mia idea è, dove possiamo prendere la robotica miniaturizzata e applicarla in nuovi modi interessanti per esplorare il nostro sistema solare?” Così Schaler si spiega: “Con uno sciame di piccoli robot nuotatori, saremo in grado di esplorare un volume molto più grande di acqua oceanica e migliorare le nostre misurazioni grazie all’utilizzo di più robot che raccolgono dati nella stessa area“.

Sebbene l’invio di esploratori robotici su altri pianeti e lune non sia un’idea nuova, SWIM si avvarrebbe di robot molto più piccoli di quelli tipicamente proposti. I robot made in SWIM misurerebbero solo cinque pollici (12 centimetri) di lunghezza e occuperebbero solo da 3 a 5 pollici cubi (da 60 a 75 centimetri cubi) di volume.

Ogni robot nel concept NASA conterrebbe il proprio computer di bordo, un sistema di propulsione, un sistema di comunicazione a ultrasuoni e vari sensori per misurare la temperatura, l’acidità, la pressione o altre variabili.

Schaler ne immagina dozzine da inserire all’interno di un unico “criobot” robotico in grado di penetrare nelle calotte di ghiaccio di una luna o di un pianeta per raggiungere qualsiasi mare sottostante. “E se, dopo tutti quegli anni che ci sono voluti per entrare in un oceano, arrivassi attraverso il guscio di ghiaccio nel posto sbagliato? E se ci fossero segni di vita laggiù ma non dove sei entrato nell’oceano? – si domanda lo scienziato del team SWIM, Samuel Howell – portando con noi questi sciami di robot, saremmo in grado di guardare laggiù per esplorare molto più del nostro ambiente di quanto un singolo cryobot consentirebbe“.

Inoltre, uno sciame distribuito di robot carichi di sensori sarebbe in grado di sovrapporre le loro misurazioni, riducendo così potenziali errori. Più punti dati significano anche una maggiore capacità di rilevare gradienti o varianze nell’ambiente dei bagnanti.
Il concetto di micro-nuotatori rimane per il momento, appunto, un concept non viene considerato per nessuna missione specifica della NASA. Tuttavia quell’investimento è rilevante. E da tenere in (forte) considerazione.

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