Ai Minority Report, 3/8/2022 - Computermagazine.it
L’intelligenza artificiale viene applicata nei campi più disparati, e l’ultima intuizione del professor Ishanu Chattopadhyay dell’Università di Chicago, è stata quella di utilizzarla per provare a prevenire i crimini.
Nel dettaglio lo stesso docente universitario assieme ai suoi colleghi, ha creato un modello di intelligenza artificiale che si è basato sui dati storici della famosa Wind City, dal 2014 al 2016, così come si legge sul portale Esquire. Dopo di che ha cercato di prevedere i livelli di criminalità futuri con una settimana di anticipo, ottenendo una precisione sorprendente del 90 per cento. In passato si sono già avuti casi come questi, con tentavi di applicare l’intelligenza artificiale per provare a prevenire il crimine sulle strade, ma ogni tentativo è stato un mezzo flop, perpetuando “i pregiudizi razzisti della polizia – si legge ancora su Esquire – ma i protagonisti dello studio hanno affermato che il loro intento è proprio esporre questa stortura”. Negli ultimi anni, a riguardo, il dipartimento di polizia di Chicago ha testato un algoritmo che ha creato un elenco di persone ritenute più a rischio crimine, o meglio, con la più alta possibilità di restare coinvolte in una sparatorie, sia come carnefice, quanto come vittima.
Inizialmente questo elenco è rimasto segreto, ma quando è stato poi rilasciato si è scoperto che il 56 per cento degli uomini di colore, di età compresa fra i 20 e i 29 anni, era stato inserito nello stesso. I ricercatori hanno anche utilizzato i dati per cercare delle aree in cui il pregiudizio umano stava influenzando la polizia, e hanno analizzato anche il numero di arresti a seguito di crimini in quartieri di Chicago con varie diversità socioeconomiche. Tutto ciò ha permesso di dimostrare che i crimini nelle aree più ricche hanno portato a maggiori arresti rispetto a quelli nelle aree più povere, suggerendo quindi dei pregiudizi nella risposta della polizia. Come ricorda Il Giornale, l’obiettivo principale di questi lavori, come quello svolto presso l’università di Chicago, non è quello di anticipare il crimine ma riuscire a contribuire allo sviluppo di un’IA ancora più intelligente, per raggiungere l’obiettivo prefissato. “Siamo lontani – commenta il quotidiano meneghino – almeno prendendo in esame lo scenario odierno”, e “attendersi che ciò possa contribuire in futuro a ridurre a zero il crimine sarebbe poco credibile”.
? FONTE: Esquire.com
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