I risultati delle ricerche sul robot ferrofluidico sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances - ComputerMagazine.it
Si tratta di un robot definito “ferrofluidico”, in grado di scomporsi in minuscole parti per attraversare le aree del corpo umano più anguste, come i vasi sanguigni, e poi ricomporsi per effettuare le operazioni per cui é stato impiegato. Scopriamo tutti i dettagli di questa nuova frontiera della robotica e della nanotecnologia.
E’ microscopico. Ma è, a tutti gli effetti, un robot. La sua caratteristica é davvero unica: ha la capacità di scomporre se stesso in minuscole parti, così da poter attraversare le aree del corpo umano più anguste, come i vasi sanguigni, aree cerebrali e simili. Dopodiché, raggiunto il “luogo” di destinazione, si ricompone nelle dimensioni più adeguate al tipo di operazione che deve effettuare.
Sono stati i ricercatori dell’Università Soochow in Cina, in collaborazione con l’istituto tedesco Max Planck Institute for Intelligent Systems e con l’HIT – Harbin Institute of Technology del Ministero dell’Istruzione Cinese, a pubblicare i risultati del progetto sulla rivista Science Advances, annunciando il potenziale del robot.
E’ stato definito un robot di tipo “ferrofluidico” ed il suo impiego in futuro potrebbe assimilarlo ad una sorta di “autista” di medicinali e di farmaci: grazie alla sua agilità di movimento, ed in particolare di scomposizione e di ricomposizione, potrà condurre i medicinali anche nelle aree più anguste e più difficilmente raggiungibili del nostro organismo.
Per poter realizzare il robot ferrofluidico, i ricercatori hanno utilizzato nanoparticelle di ossido di ferro, di tipo magnetico e di forma sferica. Dopodiché le hanno condotte in sospensione all’interno di un olio trasparente e dunque controllate dall’esterno attraverso magneti.
E gli esperimenti effettuati hanno dimostrato la capacità del robot di attraversare minuscoli corridoi labirintici, conformati per simulare percorsi complessi e tortuosi presenti all’interno del corpo umano, scomponendosi in uno sciame di componenti ferrofluidici. I quali, raggiunta poi la destinazione – ovvero l’uscita del labirinto – sono tornati a comporsi.
Le prossime fasi del processo di ricerca e sviluppo prevedono l’implementazione di un sistema di controllo magnetico assai sofisticato, in grado di pilotare il robot attraverso i tessuti umani e le ossa del cranio.
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