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In Iran la criminalità è solo un ricordo grazie a questa AI: non c’è più via di scampo

Una legge molto severa sta prendendo piede in Iran, e non sarà da sola. In che modo verrà aiutata dalle tecnologie artificiali esattamente?

Le normative di legge delle nazioni devono essere rispettate sempre e comunque, al di là del fatto che qualcuno di noi le apprezzi o meno. Chiaramente sono state fatte per permettere ai governi di tutto il mondo di avere un controllo generale del Paese stesso in cui vengono applicate, impedendo ad eventuali trasgressori di compiere delle azioni non permesse dalla legge.

Potrebbe portare più problemi del previsto – Computermagazine.it

Questo concetto vale anche per le proteste in Iran, luogo in cui il popolo chiede libertà e democrazia contro la rigida teocrazia guidata da Ali Khamenei. La nazione in questione, già martoriata dalle sanzioni USA e dalla pandemia di Covid-19, sta attraversando ora un periodo di guerra interna tra le alte cariche e i cittadini. Da queste motivazioni pare che il governo abbia deciso di ricorrere ad un metodo estremo per compiere gli arresti.

Donne iraniane arrestate a casa grazie all’IA: è un bene o un male?

Si tratta della possibilità di utilizzare il riconoscimento facciale per identificare le donne che violano la legge dell’hijab. L’idea è venuta a galla dopo che i legislatori iraniani hanno suggerito, lo scorso anno però, che il riconoscimento facciale debba essere usato solo per sorvegliare la legge sull’hijab. In seguito, il capo di un’agenzia governativa iraniana ha dichiarato che la tecnologia verrà usata anche per monitorare dei movimenti ritenuti essere inappropriati o insoliti.

Il riconoscimento facciale, in Iran, non è supportato – Computermagazine.it

A giudicare dalla situazione attuale sembra che sia già in funzione, non a caso diverse donne sono state arrestate in casa loro e non per strada, come solitamente succederebbe in Iran. Si pensa che siano state identificate tramite la tecnologia del riconoscimento facciale e poi arrestate in un secondo momento.

I ricercatori, in ogni caso, ci fanno sapere che abbiano impiegato anni per costruire un apparato di sorveglianza digitale poiché il database di identità nazionale del Paese, realizzato nel 2015, include dati biometrici come scansioni del volto utili solo per le carte di identità per esempio. Ora, il loro uso verrà esteso anche per questo.

Inoltre, a confermare ulteriormente quello che stiamo dicendo sono anche le testimonianze di numerose donne, le stesse che affermano di aver ricevuto avvisi tramite e-mail per aver violato la legge, nonostante non avessero mai avuto un confronto diretto con le forze dell’ordine locali.

Sebastiano Spinelli

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