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IA utilizzate in archeologia: tradotto un testo direttamente dalla Babilonia, il risultato lascia senza parole

Se per anni non siamo stati in grado di tradurre le antiche scritture, adesso potremo finalmente farlo grazie all’utilizzo degli algoritmi intelligenti. Cosa siamo riusciti a tradurre attualmente?

Non è mai stato facile per nessun archeologo al mondo arrivare a tradurre le antiche scritture, specialmente perché non era possibile comprendere certe lettere. Sembrava essere una impresa del tutto impossibile, o almeno fino ad oggi: ora siamo passati al livello successivo. Infatti, se per esempio decifrare i testi babilonesi risultsva essere complicato, adesso  un gruppo di ricercatori è riuscito a sviluppare una IA che potrebbe riuscire a mettere insieme i pezzi di questo misterioso puzzle.

L’impiego di questo algoritmo è molto importante – Computermagazine.it

Questo algoritmo prende il nome di Fragmentarium, ed è stato progettato dal team all’Università Ludwig Maximilian, in Germania, impegnato nella catalogazione digitale di testi babilonesi dal 2018. Diverso tempo fa il metodo per decifrare i testi usato dai ricercatori consisteva nel copiarli su carta, per poi cercare di capire quali frammenti appartenessero ad altri. Chiaramente si trattava di un processo lungo e complesso, complice anche il fatto che i testi utilizzavano due diversi sistemi di scrittura, cioè Accadico e Sumero.

Una IA che traduce meglio di un archeologo? È la scoperta del secolo

Ma grazie al database digitale di 22.000 tavolette, Fragmentarium ha trovato ub modo per rendere il lavoro decisamente più facile di quanto non sia mai stato. Infatti, già nel novembre dell’anno scorso il programma è riuscito ad individuare un frammento appartenente alla tavoletta dell’Epopea di Gilgamish, forse scritta dai babilonesi nel 2100 a.C. In seguito, il professor Enrique Jiménez è riuscito a trovare qualcosa di speciale facendo uso dell’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale ha decifrato queste scritture – Computermagazine.it

Si tratta di un testo molto antico che descriveva un inno, il che ha elettrizzato l’insegnante e la sua squadra. Facendo a meno dell’IA è probabile che ci sarebbero voluti 30 o 40 anni per la ricostruzione. Non è un caso che l’algoritmo abbia già aiutato il lavoro di 200 ricercatori di tutto il mondo, e da febbraio sarà disponibile per l’uso pubblico oltretutto. Questa iniziativa andrà ad evolversi nel corso del tempo come è giusto che sia, e nel frattempo che aspettiamo che Fragmentarium venga distribuito online, sarebbe il caso di tenersi aggiornati a dovere affinché nulla venga lasciato a caso. In conclusione vi lasciamo il testo scritto dai babilonesi:

Il fiume Arahtu,
– creato da Nudimmud, il signore della Saggezza – bagna
le pianure, imbeve le canne,
sfocia le proprie acque nella laguna e nel mare.
È verde e rigoglioso su suoi campi,
i prati luccicano di grano fresco;
Grazie ad esso, il grano si accumula in mucchi e mucchi,
l’erba cresce alta per il pascolo della mandria,
con ricchezze e splendore adatte all’umanità,
[tutto] è coperto in gloriosa abbondanza”.

Sebastiano Spinelli

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