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WhatsApp e Esselunga: buoni sconto da 500 euro, ma è una truffa

Whatsapp

Nuova truffa WhatsApp che promette buoni sconto per Esselunga. In periodo di pandemia, con la gente che ha più tempo per stare online, e nel contempo, con la profonda crisi economica che ha pervaso l’Italia negli ultimi mesi, sono proliferate le truffe online e i falsi messaggi via chat o per e-mail che narrano di fantomatiche vincite in denaro, buoni sconti regalati del valore di svariate centinaia di euro, e chi più ne ha più ne metta. L’ultima, come detto sopra, sta circolando in questi giorni su WhatsApp, l’applicazione di messaggistica più famosa al mondo: si tratta di un messaggio che sta sfruttando un’insegna ben nota, come appunto Esselunga. Nel dettaglio, viene inviato un testo che annuncia la vincita di un buono sconto Esselunga del valore da 500 euro. Tanta roba direte voi, con 500 euro ci sono famiglie che fanno la spesa anche per un paio di mesi, peccato però che la verità sia completamente lontana. Non si tratta infatti di nulla di vero ed è stata la stessa azienda a uscire allo scoperto per fare chiarezza.

Whatsapp

WHATSAPP ED ESSELUNGA, TRUFFA DA 500 EURO: L’AZIENDA FA CHIAREZZA

Attraverso apposito comunicato Esselunga ha bollato come fake news il messaggio via WhatsApp, spiegando: “Segnaliamo che negli ultimi giorni sono pervenute numerose segnalazioni circa la ricezione di messaggi che promettono falsi buoni spesa. Ti ricordiamo che l’invio di tali messaggi esula da ogni possibile forma di controllo da parte di Esselunga e che eventuali concorsi o operazioni a premi promossi da Esselunga vengono diffusi esclusivamente attraverso i canali ufficiali dell’azienda”. La catena di supermercati aggiunge e conclude: “Noti anche come phishing, sono sempre più diffusi e mirano a rubare informazioni o addirittura denaro. Spesso il messaggio contiene l’invito a cliccare su un link che rimanda a un sito creato al solo scopo di carpire informazioni personali. A volte possono essere richieste false autorizzazioni al trattamento dei dati personali inseriti o l’invito a richiedere un fantomatico premio: tali richieste in realtà attivano l’adesione a servizi a pagamento non richiesti”.

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Roberto Mazzucchelli

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