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Anticorpi monoclonali contro il Covid-19, avanzano gli studi: i dettagli

Gli anticorpi monoclonali potrebbero essere il futuro nel trattamento della malattia infettiva da Sars-Cov-2: i dettagli dei principali studi

Gli anticorpi monoclonali sono una delle opzioni terapeutiche risolutive più studiate contro il Covid-19 in vista futura. Una delle indagini più accreditate è quella condotta dall’Università di Washington a Seattle insieme all’ospedale Luigi Sacco di Milano. Sono stati individuati 41 anticorpi che riconoscono il legame al recettore della proteina spike del Sars-Cov-2. Questi anticorpi potrebbero risultare molto importanti nel trattamento anche di nuove varianti del virus. I risultati sono stati pubblicati su una pagina di Nature e sono disponibili in preprint su bioRxiv. A riportarlo è Wired.it.

Attualmente, oltre il vaccino, non abbiamo farmaci efficaci contro il Covid. L’unico in tal senso ad essere approvato risulta essere il Remdesivir, ma solo in pazienti ricoverati ed in casi specifici. Gli anticorpi monoclonali, nelle varie prove scientifiche, stanno convincendo l’Aifa a voler sostenere uno studio per osservare la capacità di prevenire la progressione della malattia e l’aggravamento del quadro clinico.

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Cosa sono gli anticorpi monoclonali e come funzionano

Gli anticorpi monoclonali sono cellule ottenute attraverso un processo di laboratorio che parte dai linfociti B, cellule del sistema immunitario, dei pazienti guariti. Quelli conosciuti e studiati fino ad ora colpiscono il dominio Rbd della proteina spike. Altre parti della spike, come il dominio Ntd, potrebbero essere bersagli validi come spiegato sopra.

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Nello studio sui monoclonali si spiega che “le nuove varianti del Sars-Cov-2, incluse la 501Y.V2 e il lignaggio B117, serbano diverse mutazioni localizzate nel super-sito Ntd. Questo suggerisce una pressione, in termini di selezione, continua e l’importanza di anticorpi monoclonali neutralizzanti specifici sul sito Ntd per un’immunità protettiva”.

Mattia Di Gennaro

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