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Progetto Phoebus, plastica rinforzata al carbonio per i serbatoi dei razzi spaziali

Che le tecnologie futuristiche vadano sempre più semplificandosi è cosa nota. Sempre più spesso la semplicità risulta essere l’arma più efficace anche per i progetti più avveniristici. Lo hanno capito bene gli scienziati dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che hanno appena finito dei test sui serbatoi dei razzi spaziali nel Progetto Phoebus.

Razzo spaziale (Adobe Stock)

La scorsa settimana i portavoce dell’agenzia hanno infatti comunicato che i test realizzati in laboratorio hanno dato esito positivo. Questi test, nel particolare, permetteranno di realizzare, nel prossimo futuro, dei razzi più leggeri. Soprattutto i serbatoi.

CFPR, la fibra di carbonio è il futuro dei serbatoi per i razzi spaziali.

Reazione chimica (Adobe Stock)

A rendere così interessanti e soprattutto positivi gli esami effettuati, la fibra di carbonio, ed in particolare la CFRP, un tipo di plastica rinforzata con la fibra di carbonio da utilizzare per parte delle strutture dei secondi stati dei razzi. Lo ha spiegato la ESA stessa in un comunicato, in cui si annuncia il progetto come “Project Phoebus”.

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Il risultato chiave del progetto Phoebus è quello di migliorare le prestazioni di lancio di veicoli spaziali pesanti oltre due tonnellate, riducendo la massa del secondo stadio attraverso un nuovo design e materiali più leggeri”. E’ quanto si legge nel comunicato, che continua: “Allo stesso tempo, Phoebus avrà anche la possibilità di ridurre i costi di produzione“.

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I prodotti realizzati in CFRP, altrimenti detti compositi del carbonio, permettono agli esperti di settore di creare costruzioni, o combinazioni di funzioni, altrimenti impossibili da realizzare usando materiali metallici. La CFRP è molto leggera, dall’aspetto scuro, e sarà utilizzata per realizzare serbatoi di propellente criogenico e strutture di secondo livello per il progetto Phoebus.

La CFRP – continua la nota – può produrre delle reazioni chimiche molto violente se entra in contatto con l’ossigeno. Questo aspetto ha costituito una vera e propria sfida nella realizzazione pratica di resine e fibre compatibili. L’aver raggiunto un risultato di compatibilità così alto è una pietra miliare della storia del Progetto Phoebus”.

I test, effettuati in Germania, si sonno svolti così. E’ stato preso un serbatoio realizzato in CFRP e fatto reagire con ossigeno liquido. Durante le prove, il serbatoio è stato riempito e vuotato più volte, pressurizzato ai limiti massimi consentiti e anche forse oltre, e sottoposto a vari choc. Questo per assicurarsi che in nessuno di questi casi avrebbe preso fuoco.

Prossimamente, gli stessi test saranno realizzati con idrogeno liquido e finalmente, nel 2023, si prevede di realizzare un primo lancio dimostrativo con un vero razzo.

Antonino Gallo

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