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Curiosità

Google, Facebook, Twitter: al confronto col Congresso degli Stati Uniti

Un tema molto caldo quella la disinformazione. Soprattutto nei social network che vanno per la maggiore. E’ per questo motivo che il Congresso degli Stati Uniti ha convocato Sundar Pichai, Mark Zuckerberg e Jack Dorsey – rispettivi CEO, rispettivamente, di Google, Facebook e Twitter – il prossimo 25 marzo, naturalmente online, da remoto, come emergenza sanitaria impone.

Il Congresso Usa convoca i big dei social (Adobe Stock)

Un confronto dove non si parlerà degli eventi legati all’indagine antitrust (in tema di privacy) che vede coinvolti due di tre colossi dei social, bensì – appunto – di il tema sarà quello della disinformazione. Sundar Pichai di Google ha già fatto sapere che parteciperà, da ufficializzare invece le presenze sia di Mark Zuckerberg (Facebook) sia di Jack Dorsey (Twitter).

Google, Facebook, Twitter. E le fake news sui vaccini

Social media (Adobe Stock)

Le fake news sono un tema tanto caldo quanto dilagante sui social. Un tema addirittura esploso nell’ultima burrascosa campagna elettorale per la presidenza proprio degli Stati Uniti. Con tanto di attacco durissimo di Donald Trump e la reazione dei social.

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Facebook, Instagram e Twitter, seguiti da YouTube e Snapchat a bloccare i profili dell’ex numero uno degli Stati Uniti. Che ha provato a spostarsi su Parler, un servizio di rete sociale e microblogging statunitense lanciato nell’agosto 2018, che si professa come piattaforma per la “libertà di parola” e un’alternativa imparziale ai social network mainstream come Twitter e Facebook. Invano.

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Parler ha avuto i suoi 15 minuti di popolarità, poi ha subito la reazione di Google e Apple. Che l’hanno bannato dai rispettivi negozi di app a causa post inneggianti alla estrema destra. Anche Amazon Web Services ha reciso il proprio contratto di fornitura di hosting con Parler.

Ora che non c’è più Donald Trump, chissà se il tema del ban di un politico tornerà di moda. Chissà cosa uscirà fuori dal confronto fra Sundar Pichai di Google e (forse) Mark Zuckerberg (Facebook) e Jack Dorsey (Twitter). Chissà.

Last but non least, la disinformazione in campo dei vaccini per il Covid-19. Apple, al riguardo, ha giocato di anticipo, condividendo le prime linee guida che fissano un punto per le app, oltra al quale non è possibile spingersi.

In pratica verranno sottoposte ad approvazione solo le app sviluppate dalle autorità governative pubbliche e da organizzazioni mediche riconosciute, inclusi i produttori dei tester per il vaccino, i laboratori di analisi e i fornitori di prestazioni sanitarie. Stop.

Antonino Gallo

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