Malware (Adobe Stock)
Uno dei più grandi oleodotti degli Stati Uniti, che trasporta benzina raffinata e carburante per aerei dal Texas lungo tutto la costa orientale fino a New York, è stato costretto a chiudere dopo essere stato colpito da un attacco hacker, come rivela il New York Times.
L’operatore del sistema, Colonial Pipeline, ha dichiarato di aver chiuso le sue 5.500 miglia di oleodotto rappresentanti il 45% delle forniture di carburante della East Coast, nel tentativo di contenere la violazione sulle sue reti di computer.
Già venerdì scorso c’erano state delle interruzioni lungo l’oleodotto, ma non è stato immediatamente chiaro se fosse un risultato diretto dell’attacco. Sabato pomeriggio la certezza che i sistemi erano stati colpiti da un ransomware un tipo di malware che limita l’accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto da pagare per rimuovere la limitazione.
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La chiusura di un oleodotto così importante, che serve la costa orientale degli Stati Uniti sin dall’inizio degli anni ’60, mette in luce la vulnerabilità di un’infrastruttura obsoleta che è stata collegata, direttamente o indirettamente, a Internet.
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L’oleodotto di Colonial Pipeline trasporta 2,5 milioni di barili ogni giorno, portando benzina raffinata, gasolio e carburante per aerei dalla costa del Golfo fino al porto di New York e ai principali aeroporti di New York. La maggior parte di ciò va nei principali serbatoi di stoccaggio e, con l’uso di energia ridotto dalla pandemia di coronavirus, è improbabile che l’attacco causi interruzioni immediate.
“Colonial Pipeline sta adottando misure per comprendere e risolvere il problema– spiega la società – il nostro obiettivo principale è il ripristino sicuro ed efficiente dei nostri servizi per tornare quanto prima al normale funzionamento”.
Nelle indagini è coinvolto anche l’F.B.I. Un funzionario dell’amministrazione, fa notare sempre il New York Times, ha affermato che dalle prime indagini effettuate non è ancora chiaro se l’hacker fosse una nazione o un gruppo criminale. “A volte lavorano in concerto – continua un alto funzionario dell’amministrazione, sempre sul New York Times – ma finora, non ci sono prove che uno stato-nazione sia coinvolto nell’attacco”.
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