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Envision: l’Italia vola su Venere per studiare il gemello della Terra

Envision alla scoperta di Venere: Italia coinvolta insieme alla Agenzia Spaziale Europea. La sonda verrà inviata sul gemello della Terra per studiarne l’evoluzione.

Venere

ESA e ASI unite alla scoperta di Venere. L’Europa sarà al centro della missione di EnVision che vedrà coinvolta l’Italia, nel particolare l’Università di Trento. La sonda, realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea, è dotata di un radar prodotto dagli italiani, in grado di scandagliare i primi strati della superficie del pianeta.

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EnVision ci mostrerà Venere come non l’abbiamo mai visto

Envision: l’Italia vola su Venere (by Adobestock)

Lorenzo Bruzzone del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione, nonché responsabile del Laboratori di Telerilevamento dell’Università di Trento, sarà Principal Investigator della missione. Tra gli obiettivi della missione c’è quello di caratterizzare i diversi modelli stratigrafici e strutturali del sottosuolo di Venere.

In questo modo sarà possibile costruire una mappatura della struttura delle unità geologiche del pianeta. Nel contempo verranno esplorate le proprietà degli elementi quali pianure, tesserae, colate laviche e detriti da impatto. Uno studio approfondito per rilevare le strutture presenti nel sottosuolo non direttamente legate alla superficie del pianeta.

Insomma con EnVision avremo la possibilità di vedere Venere come non l’abbiamo mai visto. Una soluzione che dovrebbe mostrarci il pianeta gemello della Terra per come è realmente e darci una risposta al perché, pur essendo così simile al nostro, si è evoluto diversamente. La sonda ci dirà di più sull’atmosfera, il clima, la geologia passata e presente e la potenzialità interazione. Insomma una raccolta di dati gigantesca e senza precedenti, in cui l’Italia è coinvolta in prima linea.

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Sulla base del modello prodotto dalla missione EnVision sarà possibile studiarne di altre, con destinatari altri pianeti sia appartenenti al sistema solare che espianti con caratteristiche simili alla Terra al di fuori del nostro “recinto”.

Fabio Alberti

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