Salute, fitness e un lato oscuro: app dannose per la privacy

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In un mondo sempre più tecnologico, dove app e acquisti online la fanno da padrone, qualsiasi innovazione deve uscire indenne dal labirinto della privacy. Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal, salute e fitness hanno mostrato un lato oscuro, identificabile in una minaccia per i dati personali.

App per il fitness, attenzione! (Adobe Stock)
App per il fitness, attenzione! (Adobe Stock)

Un mercato in forte espansione come quello delle app riguardanti salute e fitness, c’è troppa poca sicurezza per la privacy: il report britannico evidenzia come su 20mila app analizzate, sono pochissime quelle che preservano i dati personali, rispettando le regole.

Troppi dati sensibili non sono protetti, altrettanti possono essere condivisi. Le app per la salute mobile hanno generato notevoli investimenti ed entusiasmo per il loro potenziale di personalizzare gli interventi utilizzando i dati degli utenti in tempo reale. Tuttavia, i dati degli utenti non sono solo preziosi per la creazione di applicazioni coinvolgenti ed efficaci.

App salute e fitness:il 25% non rispetta le norme sulla privacy

Privacy (Adobe Stock)
Privacy (Adobe Stock)

Le applicazioni per la salute sono una fonte di dati raccolti e trasmessi a terze parti, quindi aggregati per creare impressioni dettagliate sugli utenti. I big data vengono commercializzati, spesso come informazioni sui consumatori o algoritmi utilizzate per fornire annunci micromirati, influenzare comportamenti politici o prendere decisioni su assicurazione sanitaria, occupazione, a volte con effetti di sfruttamento o discriminatori.

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Secondo il report del British Medical Journal le app “mobile-Health” sono come un libro aperto, pieno zeppo di dati sensibili e di informazioni personali sull’utente. Ma chi le scarica spesso non se ne preoccupa.

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Su circa 20mila app analizzate, nell’88 per cento dei casi si ha un fin troppo facile accesso a una quantità maggiore di informazioni che possono essere anche condivise, circa due terzi raccolgono cookie, un terzo accede all’indirizzo email di un utente, un quarto identifica il ripetitore dello smartphone a cui è connesso, fornendo potenzialmente informazioni sulla geolocalizzazione del cellulare.

L’analisi di Muhammad Ikram, docente presso il Cyber Security Hub della Macquarie University, evidenzia come nell’87% dei casi tutte le informazioni sulle proprie condizioni personali inserite ed aggiornate sulle app sono effettuate da parte di inserzionisti.

Il tracciamento e la profilazione a scopi di marketing sono le fondamenta del modello di business intrapreso dai distributori delle app di salute e fitness, che propongono abbonamenti premium ai servizi offerti e la condivisione dei propri dati, rappresentando un vero e proprio rischio per la privacy.

Sempre secondo il British Medical Journal il 28 per cento delle applicazioni non manifesta in maniera esplicita la sua politica sulla privacy e in almeno il 25 per cento dei casi le app non rispettano quanto stabilito nel contratto sull’accesso ai dati personali. Nonostante ciò, solo l’1,3 per cento degli utenti dichiara di essere preoccupato per la violazione della privacy: un numero troppo ristretto rispetto un problema di grande dimensione.

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