L’esoscheletro robot che rimette in piedi i disabili

La sperimentazione medica non ha confini. In questi giorni è arrivata dagli Stati Uniti la notizia dell’invenzione di un esoscheletro sperimentale, da parte del Bionic Engineering Lab dell’Università dello Utah, che permetterà alle persone disabili di camminare come se ne fossero provvisti.

L'esoscheletro di Tommaso Lenzi che permette di camminare agli amputati
L’esoscheletro di Tommaso Lenzi che permette di camminare agli amputati

Si tratta di un progetto senza precedenti: un uomo di 74 anni, Stan Schaar, privo di una gamba, grazie a questo esoscheletro ha potuto camminare senza problemi. L’uomo fa parte dei sei soggetti amputati agli arti inferiori che hanno testato l’esoscheletro, progettati dal team che è stato guidato da uno scienziato italiano, Tommaso Lenzi.

E’ stata la rivista medica Nature Medicine a documentare prima di tutti la sperimentazione scientifica, a cui Lenzi ha dichiarato che «sembrava di avere dietro di me un vento forte che mi spingeva lungo la strada».

Un italiano conduce il team di progettazione dell’esoscheletro


Il genio italiano di Tommaso Lenzi ha progettato questo innovativo esoscheletro robot, che avvolge la vita e la gamba di chi lo indossa, e funziona con motori elettrici (alimentati a batteria) che danno la possibilità a chi lo indossa di camminare con meno sforzo di quanto ne farebbero con una protesi normale.

Nel caso infatti di un arto amputato sopra il ginocchio, la mobilità è molto ridotta, anche in caso di impianto di una protesi, perché molti dei muscoli della gamba amputata vengono rimossi durante l’intervento. “La conseguenza, anche se hai la capacità di muovere l’anca, è che le tue capacità di camminare sono piuttosto compromesse“, ha spiegato il professor Lenzi. “Si verifica una mancanza di forza e libertà di movimento“.

Dunque, questo esoscheletro va a sostituire una protesi standard, che in nessun modo può sostituire le funzioni di una gamba umana, che subisce uno sforzo abnorme dei muscoli dell’arto residuale. Per non parlare della gamba sana, che si sforza enormemente per compensare gli sforzi che non può fare l’altra.

L’esoscheletro realizzato dall’Università dello Utah serve proprio a dare all’amputato l’energia necessaria a camminare nel modo più normale possibile. Il device ha un attuatore elettromeccanico collegato alla coscia del paziente. Intorno alla vita, c’è una imbracatura che contiene dei sistemi elettronici personalizzati sul paziente, che eseguono dei comando e algoritmi di controllo avanzati. “L’intelligenza artificiale dell’esoscheletro capisce come si muove la persona e l’assiste nel movimento“, ha spiegato lo specializzando Dante A. Archangeli.

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Questo esoscheletro è stato testato da 6 pazienti amputati sopra il ginocchio: i test su tapis roulant hanno evidenziato i livelli di ossigeno e di anidride carbonica sia con che senza esoscheletro. Tutti hanno sperimentato una riduzione del 15,6% del loro tasso metabolico con l’uso del macchinario, il che “equivale a togliersi uno zaino di 12 kg”. Parola di Lenzi, il quale ha continuato dicendo: “Siamo molto vicini a quello che una persona media spenderebbe alla stessa velocità. Il consumo metabolico è quasi indistinguibile da quello di una persona nel pieno possesso delle sue abilità, a seconda del livello di forma fisica“.

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L’esoscheletro pesa solamente 2,5 chili, dotato di un telaio in fibra di carbonio, mentre le altre parti sono in plastica e alluminio. Per Schaar, l’uso dell’esoscheletro permette una camminata molto simile a quella di una gamba umana.

 

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