Legge sull’anonimato come difesa contro il cyberbullismo

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L’Australia potrebbe divenire a breve una delle prime nazioni fra i paesi cosiddetti sviluppati, ad introdurre una legge contro il cyberbullismo, a difesa quindi dei vari utenti sul web.

Cyberbullismo, Twitch mette un freno (Adobe Stock)
Cyberbullismo, Twitch mette un freno (Adobe Stock)

Se tale normativa venisse introdotta in via ufficiale, significherebbe che i cosiddetti Leoni da tastiera o hater, coloro che sono soliti insultare la chiunque sul web, avrebbero i giorni contati, per lo meno in Australia. A proporre la nuova normativa è stato Scott Morrison, che altri non è se non il primo ministro del governo australiano: la sua proposta? Una serie di norme con l’obiettivo appunto di ridurre il bullismo online, soprattutto quello che viene portato avanti dagli account anonimi, che di fatto ci sguazzano nel mondo delle cattiverie sul web.

Cyberbulli
Haters Foto di Nikita Belokhonov da Pexels

AUSTRALIA, PROPOSTA DI LEGGE PER CONTRASTARE IL CYBERBULLISMO

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Stando a quanto specificato dal canale televisivo ABC News Australia, citato dall’agenzia Ansa, la legge, se venisse introdotta, farebbe ricadere la colpa sui social delle azioni degli hater, quindi le varie piattaforme social come Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat, TikTok e via discorrendo, sarebbero responsabili dei commenti diffamatori dei proprio iscritti contro altri utenti. Secondo il primo ministro australiano, i social network dovrebbero mettere a disposizione degli iscritti delle regole più chiare e soprattutto dei menù più chiari, attraverso cui denunciare le violenze digitali subite, sia che si tratta di azioni di bullismo, con insulti a ripetizione a volte senza alcun vero e proprio motivo, sia che si tratti di vere e proprie diffamazioni. La persona che pubblicherà il commento oltraggioso dovrà rimuovere lo stesso, ma nel caso in cui si dovesse rifiutare e la vittima è interessata ad adire per vie legali, a quel punto la piattaforma dovrà chiedere la condivisione delle informazioni del contatto, quindi dati personali come nome, cognome e numero di telefono. Una volta che scatterà il processo, partirà poi in automatico l’invio dei dettagli alla Corte Federale dell’Australia, e a quel punto l’utente verrà di fatto “schedato”.

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La proposta del ministro degli interni australiano è al momento ancora in fase di bozza, è stata “accennata” questa settimana, ma all’inizio del prossimo anno, 2022, verrà presentata ufficialmente in Parlamento, con l’obiettivo ovviamente di farla approvare. Morrison ha spiegato che attraverso tale legge vuole colmare il divario fra la vita reale e il dibattito online: “Le regole che esistono nel mondo reale devono essere valide anche in quello digitale”. Favorevole il leader dell’opposizione Anthony Albanese, che ha commentato con tali parole: “Non dovrebbe essere al di là della capacità dei social media poter identificare utenti che si comportano in maniera inappropriata online. Le persone non devono nascondersi dietro account Twitter anonimi per infangare o disturbare gli altri”.

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