Spazio, a schiantarsi sulla Luna non è il Falcon 9 ma parte di Lunga Marcia 3C cinese

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Le previsioni degli scorsi giorni degli astronomi sono state disattese: a schiantarsi molto probabilmente sulla Luna, il nostro satellite, non sarà parte del razzo Falcon 9 di SpaceX, bensì il razzo Lunga Marcia 3C, di fabbricazione cinese.

Luna, 14/2/2022 - Computermagazine.it
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Inizialmente si era parlato, di fatto con certezza, del fatto che il Falcon 9 avrebbe impattato contro la Luna fra circa un mese, agli inizi del mese di marzo. Nel dettaglio il riferimento era alla “navicella” partita l’11 febbraio 2015 per la missione Deep Space Climate Observatory (DSCOVR). Ma in queste ore c’è stato un vero e proprio colpo di scena, e analizzando meglio i dati disponibili circa il servizio di tracciamento, si è appunto scoperto che l’oggetto destinato a scontrarsi con la Luna non fosse il secondo stadio del Falcon 9 di SpaceX, classificato con la sigla 2015-007B, bensì il 2014-065B, booster utilizzato nella missione Chang’e-5 Test 1. Jon Giorgini del JPL è stato l’autore della scoperta, che ha subito scritto a Bill Gray per avvisarlo “dell’abbaglio”.

Luna, 14/2/2022 - Computermagazine.it
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NON SARA’ FALCON 9 A SCONTRARSI CON LA LUNA MA IL LUNGA MARCIA 3C

A quel punto, una volta partita l’email, tutti i dati sono stati rivisti, e si è appunto scoperto come l’oggetto “impattante” non fosse in realtà il Falcon 9, in quanto sono emerse diverse anomalie. “Le strane traiettorie – scrive a riguardo Hwupgrade.it – sono state collegate al tempo come qualcosa legato all’uscita di propellente rimasto nel razzo che gli avrebbe fatto cambiare traiettoria”. Ecco che si è quindi arrivati alla conclusione che il razzo che dovrebbe scontrarsi con il nostro satellite sarà il Lunga Marcia 3C, o meglio, parte di esso, anche se, anche in questo caso, non vi sono certezze a riguardo: secondo Gray, i nuovi dati fanno pensare proprio al missile cinese, ma in ogni caso bisognerà attendere ancora i prossimi giorni per avere l’ufficialità.

L’impatto è previsto alle ore 13:25 italiane il prossimo 4 marzo del 2022, e secondo quanto spiegato dal radioastronomo Scott Tilley, l’oggetto volante in caduta incontrollata, potrebbe avere ancora con se un trasmettitore funzionante ad energia solare, attivo sulla frequenza di 145.98MHz JT65. Secondo quanto spiegato dall’astronomo Jonathan McDowell, questi problemi di identificazione degli oggetti spaziali potrebbero essere risolvibili qualora vi fosse una maggiore capacità di tracciamento degli stessi. Un pensiero quest’ultimo senza dubbio condivisibile alla luce del fatto che lo spazio attorno alla Terra è popolato da migliaia di detriti derivanti da 50 anni e oltre di missioni: se si potesse tracciarli in qualche modo si eviterebbero molti problemi e soprattutto numerosi rischi.

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