Zoom: dopo le videoconferenze anche Mail e Calendar

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Le azioni di Zoom, la piattaforma di videoconferenza più popolare al mondo, sono salite alle stelle. Nel 2020 il prezzo unitario delle quote è aumentato di oltre il 500%, grazie al surplus di sottoscrizioni realizzate nell’anno del Covid 19. Ma ora già non basta più: è in corso un nuovo progetto espansionistico, stando a quanto riporta il sito “The Information”.

Zoom (Adobe Stock)
Zoom (Adobe Stock)

La compagnia della piccola camera bianca starebbe infatti lavorando al progetto di un nuovo prodotto webmail, che stando alle fonti potrebbe essere testato già all’inizio del 2021. Oltre a questo, nella mente degli sviluppatori di San Jose, ci sarebbe un nuovo Calendar. Anche se questa parte del progetto sembra essere ancora in fase di brainstorming.

Zoom come Google: al via il multiprodotto

Zoom (Adobe Stock)
Zoom (Adobe Stock)

Una mossa strategica molto intelligente quella di Zoom: dal momento che negli States si è già ad una fase molto avanzata di vaccinazione contro il Covid, le aziende potrebbero ben presto richiamare gli impiegati nelle varie sedi. Quindi gli abbonamenti per le videoconferenze potrebbero non bastare più a sostenere l’economia aziendale. Un ampliamento dell’offerta base, inoltre, non può che giovare all’economia di un colosso informatico che non può permettersi, al giorno d’oggi, di non essere al passo coi tempi.

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Peraltro, Zoom è in diretta competizione con due colossi come Microsoft e Google, rispettivamente proprietari di servizi come Office365 e Workspace, che già offrono servizi di messaggistica, webmail e calendari condivisi.

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Senza contare che Google, negli anni, ha già ampliato la sua offerta al punto da sviluppare una serie di prodotti in esclusiva. Tutti targati Google per diverse piattaforme, come Android, che fino a poco tempo fa utilizzava come sistema operativo proprio i vari applicativi della compagnia di Montain View.

A questo punto appare quasi scontato che Zoom sia costretta a mettersi in pari coi suoi diretti concorrenti, pena l’esclusione da un mercato estremamente versatile, dove una piattaforma monoprodotto non ha futuro.

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