WhatsApp, Signal e Telegram: chi il migliore nella sicurezza dei dati personali?

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Un tweet del noto imprenditore sudafricano Elon Musk, “Use Signal”, dopo la nuova politica di WhatsApp in materia di privacy, ha prodotto un passaggio di una moltitudine di utenti dall’app informatica di messaggistica istantanea statunitense, creata nel 2009 e dal 2014 facente parte del gruppo Facebook, a Signal. E, in generale riportato alla luce, l’amletico dubbio. Quale è l’app più sicura fra WhatsApp, Signal e Telegram?

Signal (Adobe Stock)
Signal (Adobe Stock)

Una domanda lecita, (ri)nata e rilanciata dopo l’aggiornamento delle impostazioni sulla privacy introdotto da WhatsApp, che bisogna accettare obbligatoriamente entro il prossimo 8 febbraio, altrimenti non si potrà continuare ad usufruire dei servizi dell’applicazione più popolare, attualmente in circolazione, che conta oltre due miliardi di utenti attivi nel mondo.

L’azienda statunitense si è sbrigata a rassicurare tutti, spiegando che non ci sarebbero stati grossi cambiamenti in termini di sicurezza e privacy. Gli utenti dell’UE possono vantare quella tutela figlia di un regolamento comunitario molto rigido sulla protezione dei dati personali. Ma, a quanto pare, c’è qualcosa che non va, altrimenti non ci sarebbe stata quella migrazione, con Eton Musk in prima fila.

WhatsApp, Signal e Telegram: come funzionano

Whatsapp (Adobe Stock)
Whatsapp (Adobe Stock)

Inevitabile il confronto, partendo da un presupposto: in Italia gli iscritti a WhatsApp sono oltre 34 milioni. La seconda app in classifica, Telegram, ne conta 13: meno della metà. Tant’è.

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WhatsApp è un’app informatica di messaggistica istantanea che raccoglie una gran quantità di dati: i dati sulle performance e informazioni utili per la diagnostica, numeri di telefono e indirizzi e-mail, informazioni relative ai crash. Una grande quantità di dati in possesso di WhatsApp certo, ma sarà difficile oltrepassare la barriera della GDPR (General Data Protection Regulation), quel rigido regolamento generale che disciplina nell’Unione Europea il modo in cui le aziende e le altre organizzazioni trattano i dati personali.

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Signal è un software libero e open source, sviluppato da Signal Foundation e da Signal Messenger LLC, rilasciato sotto licenza GPLv3. Impiega un protocollo di sicurezza denominato Signal Messaging Protocol: non utilizza alcuna informazione, se non il numero di telefono al momento della registrazione.

Telegram è basato su cloud ed erogato senza fini di lucro dalla società Telegram LLC, con sede a Dubai. Si possono scambiare messaggi di testo tra due utenti o tra gruppi fino a 200.000 partecipanti, effettuare chiamate vocali e videochiamate cifrate punto-punto, scambiare messaggi vocali, videomessaggi, fotografie, video, sticker e file di qualsiasi tipo fino a 2 GB. Anche dirette audio/video fra i membri.

La sua piattaforma sfrutta MTProto, un protocollo di cifratura custom appositamente progettato per l’accesso ad una server API da applicazioni attive su device mobile. La crittografia End-to-End non è attiva in modalità predefinita e quando abilitata riguarda unicamente le comunicazioni single use.

WhatsApp, Signal e Telegram funzionano così. Per tutto il resto c’è il libero arbitrio sulla scelta.

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