Privacy online, l’Ue collabora col Parlamento europeo per la revisione

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Ripartono i negoziati fra la Commissione Europea e il Parlamento per la revisione del regolamento della privacy online.

Unione e Parlamento Europei (Adobe Stock)
Unione e Parlamento Europei (Adobe Stock)

La prima bozza del documento era stata stilata a gennaio 2017 da un gruppo di ricercatori designati dalla Commissione Europea, ma solo oggi il Parlamento ha approvato l’avvio di lavori congiunti per regolare in via definitiva la privacy dei soggetti che operano online.

Privacy online, le linee guida del nuovo regolamento

Zoom Phone (Adobe Stock)
Zoom Phone (Adobe Stock)

Il documento in questione, finalmente oggetto di lavoro interistituzionale fra la Commissione Ue e il Parlamento Europeo, si occuperà principalmente della salvaguardia della privacy di tutti i soggetti operanti nelle comunicazioni online e via web, ed in particolare per quelli che usufruiscono di servizi di video chiamata con app quali Zoom, WhatsApp e Messenger.

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Le nuove linee guida definiranno in primis quali sono i casi in cui i provider di servizi potranno elaborare i dati delle comunicazioni online o avere accesso ai dati memorizzati su cellulari o computer. Ad oggi la proposta stilata dal Consiglio della Commissione Europea è meno stringente rispetto alla proposta originale: in particolare nel nuovo testo è prevista l’autorizzazione a una “ulteriore elaborazione compatibile” dei metadati (vedi informazioni su luogo, ora e destinatario della comunicazione.

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Ciò significa che le varie aziende potrebbero ora elaborare questi metadati senza il consenso dell’utente finale, sempre che lo facessero con le finalità dichiarate in fase di acquisizione dei dati e delle autorizzazioni relative alla privacy.

Finora le nuove linee guida non erano mai state approvate per mancanza di accordo tra gli stati membro, anche se il Parlamento Europeo aveva già approvato la prima bozza di testo presentata dall’Ue nel mese di ottobre del 2017. Da qui l’impossibilità di trasformare la proposta in disegno di legge. Almeno finora.

Infatti ora la Francia ha dato voto favorevole (mentre prima aveva dato parere contrario), fondamentale per avere la maggioranza, grazie alla clausola sulla conservazione dei dati modificata dalla presidenza portoghese. Da Bruxelles fanno sapere invece che Austria e Germania si sono astenute.

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