Il buco nero Cygnus X-1 è molto più grande del previsto – VIDEO

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Cygnus X-1 è non solo il primo buco nero mai scoperto ma anche quello con la massa più grande mai osservata: oltre 20 volte quella del Sole. E ruota quasi alla velocità della luce.

Cygnus X-1 Buco nero
Un buco nero in una “visualizzazione” dell’invisibile (image from Pixabay)

Nuove, rivoluzionarie osservazioni di Cygnus X-1, il primo buco nero mai scoperto. La singolarità astronomica ha molta più massa di quanto credessimo, oltre a essere anche più lontana dal nostro pianeta. Lo rivela uno studio australiano condotto in tandem dai ricercatori della Curtin Univerisity di Perth e dell’International Centre for Radio Astronomy Research, e pubblicato sull’ultimo numero della rivista Science.

La ricerca, coordinata dal professore James Miller-Jones, si è avvalsa dei dati raccolti tramite il Very Long Baseline Array (VLBA), un sistema di dieci radiotelescopi di circa 25 metri ciascuno sparsi su suolo americano. Messi insieme, sfruttano la rivoluzione della Terra intorno al Sole e funzionano come un singolo telescopio dal diametro di 8000 chilometri (le parabole sono posizionate tra le Isole Hawaii e le Isole Vergini Americane). Vediamo cosa questo portentoso strumento ci ha svelato su Cygnus X-1.

Cygnus X-1 VLBA
Il VLBA sfrutta la rivoluzione terrestre per calcolare al meglio le caratteristiche di un oggetto celeste (image from icrar.org)

Cygnus X-1 ci costringe a ripensare la nascita dei buchi neri

Cygnus X-1 è un sistema binario composto dal buco nero e da una ci ha svelato su Cygnus x-1 , la  Supergigante HD 226868, ed impiega 5 giorni e mezzo per completare il ciclo di rivoluzione. Osservato per la prima volta nel 1964 grazie a una coppia di contatori Geiger lanciati dal New Mexico a bordo di un razzo sub-orbitale, Cygnus X-1 si trova nella Costellazione del Cigno a circa 7,200 anni luce dalla Terra. E quindi non a 6000, come pensavamo prima di questa ricerca.

Cygnus X-1 paragone con massa del Sole
Un paragone tra la massa del Sole e quella di Cygnus X-1 (image from icrar.org)

Inoltre, la sua massa è più grande del 50% di quanto credessimo: non 14 volte bensì 21,2 volte la massa del Sole. Secondo uno dei coautori della ricerca, il professor Ilya Mandel della prestigiosa Monash University di Melbourne, proprio il fattore massa mette in crisi le nostre consapevolezze sulla formazione dei buchi neri: “Cygnus X-1 – chiarisce – deriva da una stella con circa 60 volte la massa del Sole e che è collassata decine di migliaia di anni fa. Visto il valore di massa attuale, dobbiamo concluderne che, durante la loro vita, le stelle perdono molta meno massa di quella che sapevamo”.

Non solo. La co-autrice Xueshan Zhao, ricercatrice presso l’Accademia delle Scienze di Pechino, ha spiegato che “Grazie alle nuove misurazioni sono riuscita a confermare che Cygnus X-1 ruota a una velocità incredibile, molto vicina a quella della luce. Non avevamo mai osservato un buco nero così veloce”.

CYGNUS X-1 curvatura spaziotempo
La trama dello spaziotempo curva in presenza di massa. Nel caso di un buco nero la curvatura è infinita (image from pixabay)

La scommessa Hawking-Thorne e l’abbonamento a… Penthouse

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Cygnus X-1 è stato oggetto di una celebre scommessa fatta nel 1974 da Stephen Hawking – scopritore della radiazione emessa dai buchi neri che ha infatti preso il suo nome – e l’altro fisico teorico Kip Thorne, Nobel nel 2017 per la scoperta delle onde gravitazionali. Il filosofo di Oxford aveva puntato sul fatto che non si trattasse di un buco nero. Poi nel 1990 ha dovuto concedere la vittoria al collega americano, a cui ha dovuto pagare l’abbonamento a Penthouse per un anno.

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Cygnus X-1 VLBA (image from nasa.gov)
Dove si trovano i 10 telescopi che formano il VLBA (image from nasa.gov)

Questo il link per chi volesse acquistare l’intero paper su Science e approfondire tutti i ritrovamenti su Cygnus X-1. Nei prossimi anni, l’oggetto continuerà ad essere studiato da un radiotelescopio ancora più esteso del VLBA, lo Square Kilometre Array (SKA), attualmente in via di allestimento tra Australia e Sudafrica: “La straordinaria potenza dei telescopi di prossima generazione – ha detto Miller-Jones – ci consegnerà un dettaglio sempre maggiore dell’Universo, permettendoci di comprendere meglio il cosmo e gli oggetti più estremi ed esotici in esso contenuti”. A cominciare dal nostro vicino di galassia, Cygnus X-1.

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