Microplastiche nell’aria: allarme e soluzione

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Il Proceedings of the National Academy of Sciences, una nota rivista scientifica statunitense nonché organo ufficiale della United States National Academy of Sciences, lancia l’allarme all’umanità. Le particelle e le fibre microplastiche generate dalla scomposizione dei rifiuti mal gestiti sono ora così diffuse che attraversano la terra in un modo simile ai cicli biogeochimici globali.

Inquinamento (Adobe Stock)
Inquinamento (Adobe Stock)

Nel modellare il lembo atmosferico del ciclo plastico, il Proceedings of the National Academy of Sciences dimostra che la maggior parte delle plastiche atmosferiche derivano dalla produzione precedente di plastica e dai rifiuti che hanno continuato a accumularsi nell’ambiente.

Le strade hanno dominato le fonti di microplastiche negli Stati Uniti occidentali, seguite dalle emissioni marine, agricole e di polvere, generate sottovento rispetto ai centri abitati.

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Microplastiche in aumento negli Stati Uniti. Cosa si deve fare

L'inquinamento da plastica sta arrivando all'atmosfera terrestre (Adobe Stock)
L’inquinamento da plastica sta arrivando all’atmosfera terrestre (Adobe Stock)

Con l’attuale tasso di aumento della produzione di plastica (∼4% all’anno), la comprensione delle fonti e delle conseguenze delle microplastiche nell’atmosfera dovrà essere una priorità per la salvaguardia dell’intero pianeta.

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L’inquinamento da plastica è una delle questioni ambientali e sociali più urgenti del 21° secolo. Lavori recenti hanno evidenziato il ruolo dell’atmosfera nel trasporto di microplastiche in località remote.

Qui – continua il report della National Academy of Sciencesutilizziamo osservazioni in situ della deposizione di microplastiche combinate con un modello di trasporto atmosferico e tecniche di stima ottimali, per testare le ipotesi delle fonti più probabili di plastica atmosferica”.

I risultati suggeriscono che le microplastiche atmosferiche negli Stati Uniti occidentali derivano principalmente da fonti secondarie di riemissione. Sono comprese le strade (84%), l’oceano (11%) e la polvere del suolo agricolo (5%).

Utilizzando la nostra migliore stima delle fonti di plastica e dei percorsi di trasporto modellati – si legge – la maggior parte dei continenti erano importatori netti di plastica dall’ambiente marino, sottolineando il ruolo cumulativo dell’inquinamento tradizionale nel carico atmosferico della plastica”.

Lo studio lancia l’allarme, ma anche una soluzione planetaria. I dati di deposizione spaziale e temporale, ad alta risoluzione e insieme a diverse fonti di emissione ipotizzate, possono essere utilizzati per limitare la plastica atmosferica.

Simile ai cicli biogeochimici globali, la plastica ora si muove a spirale intorno al globo con tempi di residenza atmosferici, oceanici, criosferici e terrestri distinti.

Sebbene siano stati compiuti progressi nella produzione di polimeri biodegradabili – rimarca la National Academy of Sciences. – I nostri dati suggeriscono che i polimeri non biodegradabili esistenti continueranno a circolare attraverso i sistemi terrestri”.

Grandi incertezze, dunque, nel trasporto, nella deposizione e nell’attribuzione alla fonte delle microplastiche. La comprensione del ciclo plastico e il suo cambiamento deve essere il centro nevralgico di future ricerche.

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