Mascherine, un rimedio contro il Covid-19. Ma anche un problema per l’ambiente

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All’inizio della pandemia, le mascherine in Italia erano quasi introvabili, una rarità. Perfino un problema per la governance italiana. Poi tutto si è sistemato. Ora sono uno dei rimedi per combattere il Covid-19, ma anche una grande preoccupazione per l’ambiente. Soprattutto quello marino.

Covid Zone (Adobe Stock)
Covid Zone (Adobe Stock)

Una singola mascherina chirurgica gettata irresponsabilmente per strada o, peggio ancora in spiaggia, rilascia migliaia di fibre microscopiche che minacciano l’ambiente marino. 173mila per l’esattezza.

Lo studio: “Ci vuole un corretto conferimento delle mascherine a fine utilizzo”

Covid Zone World (Adobe Stock)
Covid Zone World (Adobe Stock)

Lo rivela un team di chimici del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca dal titolo “The release process of microfibers: from surgical face masks into the marine environment”.

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Lo studio ha approfondito il meccanismo di degradazione foto-ossidativa delle fibre di polipropilene presenti nei tre strati delle mascherine chirurgiche e ha fornito un primo dato quantitativo relativo alla cessione di microplastiche.

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Speriamo che questo nostro lavoro possa sensibilizzare verso un corretto conferimento delle mascherine a fine utilizzo e promuovere l’implementazione di tecnologie più sostenibili”.

Così Francesco Saliu e Marina Lasagni, uno ricercatore l’altro docente del dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della terra di Milano-Bicocca. Entrambi hanno collaborato all’importante report pubblicato dalla rivista Environmental Advances, insieme a Maurizio Veronelli, Clarissa Raguso, Davide Barana e Paolo Galli.

Il lavoro sperimentale è stato condotto sottoponendo mascherine usa e getta disponibili commercialmente ad esperimenti di invecchiamento artificiale, designati per simulare ciò che avviene nell’ambiente, quando una mascherina abbandonata inizia a degradarsi a causa dell’esposizione agli agenti atmosferici e, in particolare, alla radiazione solare.

Un processo che può durare diverse settimane prima che il materiale giunga al mare, dove è poi sottoposto a stress meccanici prolungati indotti dal moto ondoso. È qui che avviene il maggior rilascio di microfibre.

Le misure condotte con tecniche di microscopia elettronica e microspettroscopia infrarossa hanno evidenziato come una singola mascherina chirurgica esposta alla luce UV-A per 180 ore sia in grado di rilasciare centinaia di migliaia di particelle del diametro di poche decine di micron.

Gli effetti sugli organismi marini sono ancora da determinare. Come già acclarato per altre tipologie di microplastiche, come quelle prodotte dalla degradazione di materiali  per il confezionamento di alimenti o generate durante il lavaggio di sintetici in lavatrice, sono possibili sia danni da ostruzione per ingestione, sia effetti tossicologici. Meglio ricordarselo quando si getta una mascherina per terra.

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