Google ha un piano per ridisegnare il lavoro di tutti noi: ecco cosa ha in mente

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Google sta provando un approccio “ibrido” che se messo in pratica cambierà le nostre vite in maniera radicale. Ecco tutti i dettagli.

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Google sta provando a riorganizzare i propri spazi di lavoro (by Adobestock)

Google sta provando ad incoraggiare un modello di lavoro ibrido che se andrà in porto è destinato a cambiare notevolmente il destino di ciascuno di noi. Il sistema difatti si propone di consentire ai dipendenti una maggior flessibilità che vada di pari passo anche con un’ottimizzazione della loro produttività.

Come? E’ presto detto: il lavoro del futuro si svolgerà in parte a casa ed in parte in ufficio per una vastissima fascia di lavoratori. Si tratta degli inevitabili retaggi post-pandemia, che ci hanno abituati oramai da oltre un anno e mezzo e svolgere lo smart-working nelle location più disparate. Google così ha pensato bene di riaprire le sedi degli uffici ai propri dipendenti per il momento però solo in alcune regioni, per provare intanto a rodare i ritmi regolari fondendo alcuni elementi “virtuali” con altri di “presenza umana”.

Il piano di Google per riattivare il lavoro in presenza: ecco cosa ha in mente il colosso di Mountain View

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Alcuni dipendenti preferiscono tornare in ufficio (by Adobestock)

La società madre di Google Alphabet tanto per fare un esempio attualmente conta circa 140mila dipendenti, un numero che è più che raddoppiato rispetto a cinque anni fa, cosicché nel tempo la massa incontrollata di persone nel singolo ufficio ha accusato notevoli difficoltà di concentrazione. All’interno del campus poi gli spostamenti sono proibitivi, visto che gli edifici si trovano ad una distanza significativa l’uno dall’altro.

Insomma, i propositi attuali di cambiamento di Google nascono ancor prima dell’avvento di problematiche legate al Covid 19, dato che per tutta una serie di motivi l’ambiente di lavoro offerto ai suoi dipendenti risultava già all’epoca obsoleto e non idoneo. La sperimentazione di questi giorni ha fotografato la volontà del 60% circa dei lavoratori di tornare comunque in ufficio, malgrado ad alcuni di loro piacesse lo smart-working tra le mura di casa.

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L’azienda ha poi rilevato come la produttività sia aumentata in condizioni di lockdown, col grosso svantaggio però di una “inventiva” ridotta quando le persone non facevano “gruppo“. Per questo medita ora di radunare i dipendenti a poco a poco (il cosiddetto “modello ibrido”) e diminuire la densità degli uffici per ridurre drasticamente la possibilità di contrarre il virus o altre patologie da contagio.

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Il format verrà applicato al 10% degli spazi globali offerti da Google, con costi salatissimi (si parla al momento di qualche miliardo di dollari) e dunque non sostenibili da aziende di minore entità, tuttavia ben spesi se si pensa che in un sol colpo verranno migliorati i sistemi di riscaldamento e raffreddamento sotto le scrivanie e la settimana verrà organizzata in maniera più comoda (tre giorni in ufficio ed altri due in sedi a scelta, ma ci sarà anche la possibilità di accordarsi col datore per lavorare esclusivamente, se si preferisce, da remoto).

 

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