Chang’e-5 ci ha permesso l’analisi dei nuovi campioni Lunari: ecco le ultime scoperte

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Giungono aggiornamenti molto importanti in merito alle ultime missioni lunari, ed in particolare, per quanto concerne la spedizione cinese Chang’e-5: vi spieghiamo tutto in questa pagina, mettetevi molto comodi o voi appassionati dello spazio.

La cosa principale da sapere è che di fatto è stata redatta la carta d’identità del campione di suolo lunare che è stato riportato sulla Terra lo scorso mese di dicembre 2020, proprio dalla missione cinese; si tratta, come ricorda il sito dell’agenzia Ansa, di due chilogrammi di polvere e di frammenti rocciosi, che al 90% sono formati da materiali di origini vulcaniche provenienti dalla zona dove è atterrata la sonda.

CHANG’E-5, ECCO L’ANALISI DEI PRIMI MATERIALI LUNARI: SCOPRIAMO INSIEME I DETTAGLI

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Nel restante 10 per cento, invece, si ha una composizione chimica diversa, che invece potrebbe essere la stessa di altre zone della superficie del nostro satellite, e che al suo interno potrebbe nascondere delle tracce di sassi cosmici che l’hanno colpita. Tutti dettagli che sono stati svelati attraverso l’Epsc, il Congresso europeo di scienze planetarie, da parte di Yuqi Qian, ricercatore della China University of Geosciences. Il campione di due chilogrammi suddetto è il primo campione prelevato sulla luna dalla missione cinese Chang’e-5 e contiene il materiale lunare “geologicamente più recente mai riportato a Terra”, scrive l’agenzia Ansa, in quanto la sonda di Pechino è atterrata in quella che viene considerata una delle aree più giovani della Luna, ovvero, quella denominata ‘Oceanus Procellarum’, che tradotto significa Oceano delle Tempeste.

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Si tratta di una zona che risale a circa due miliardi di anni fa e che non era mai stata campionata prima sia dalle missioni degli Stati Uniti quanto da quelle pre anni ’90 portate a termine da parte dell’Unione Sovietica. Analizzando i campioni sono state scoperte delle goccioline vetrose che pare giungano da Rima Mairan e Rima Sharp, due camini vulcanici inattivi che si trovano fra i 160 e i 230 chilometri di distanza dalla zona di atterraggio di Chang’e-5, e si tratta di materiale che potrebbe fornire informazioni molto importanti su episodi passati di eruzioni di fontane di lava sulla Luna. “Tutti i materiali locali ed esotici tra i campioni restituiti di Chang’e-5 – ha spiegato il ricercato Qian – possono essere utilizzati per rispondere a una serie di ulteriori domande scientifiche. Nell’affrontare questi aspetti, approfondiremo la nostra comprensione della storia della Luna e aiuteremo a prepararci per ulteriori esplorazioni lunari”. Stando a quanto spiegano i ricercatori, la maggior parte del materiale lunare generato dovrebbe provenire dal cratere Harplaus, nella zona di nord-ovest della Luna.

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