La mossa di Intel: acquista vecchie CPU e le invia in Costa Rica in un luogo segreto, ma perchè?

Intel sta attirando l’attenzione di curiosi e addetti ai lavori in questi giorni, per via di alcune azioni particolari. Stando a quanto emerso sembra infatti che il colosso tecnologico stia acquistando della vecchie Cpu per poi inviare le stesse in una struttura di ricerca sita in Costa Rica.

Intel e governo Usa, accordo per i chip (Foto Investing.com)
Intel e governo Usa, accordo per i chip: i dettagli (Foto Investing.com)

Si tratta di un magazzino, ospitante in un luogo “segreto”, al cui interno troviamo circa 3.000 diversi componenti hardware e software che ha prodotto negli ultimi dieci anni con lo scopo di effettuare ricerca in tema sicurezza. In poche parole la struttura costaricana permette ad Intel di “catalogare, archiviare e testare in remoto – scrive tomshw.it – l’hardware obsoleto quando vengono scoperte nuove vulnerabilità, come ad esempio le note Spectre e Meltdown”.

Intel (Adobe Stock)
Intel (Adobe Stock)

INTEL, VECCHIE CPU TESTATE IN UN LABORATORIO “SEGRETO” IN COSTA RICA: ECCO I DETTAGLI

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Mohsen Fazlian, general manager dell’unità “product assurance and security” di Intel, intervistato recentemente dai microfoni del Wall Street Journal, ha spiegato a riguardo che l’azienda “doveva effettivamente andare su eBay e iniziare a cercare queste piattaforme”, trovandosi carente della piattaforma Sandy Bridge e di unità CPU funzionanti, sistemi lanciati nel lontano 2011, anni luce fa per il mondo della tecnologia. L’azienda ha inoltre pianificato il fatto che le strutture di ricerca e sviluppo in Costa Rica servano anche come deposito e svolgimento di test remoti nella seconda metà del 2018: “Man mano che il portafoglio di prodotti Intel cresce – spiega ancora Tomshw.it – la struttura richiederà un’espansione continua, a livello locale o con ulteriori ramificazioni in altre località”. A riguardo Intel sta già pianificando di espandere proprio la sua sede in Costa Rica nel 2022, raddoppiando gli spazi: al momento l’impianto è distribuito su 1.300 metri quadrati, ma l’obiettivo è di aggiungerne altri 1.200, arrivando così a 2.500.

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Di conseguenza si potranno ospitare soluzioni hardware e software in maggiore quantità, arrivando fino a circa 6.000 unità, il doppio rispetto al numero attualmente presente. Fra coloro che lavorano all’interno della struttura vi è anche Anders Fogh, un senior principal engineer tedesco, che ha affermato: “Posso creare una replica esatta del sistema del ricercatore che ha presentato la domanda. Stessa CPU, stessa versione del sistema operativo, microcodice, BIOS. Tutto ciò aumenta la possibilità di riprodurre il problema, che è spesso il miglior punto di partenza“. Ha aggiunto che “l’enorme libreria di macchine della struttura è davvero il luogo ideale per fare questo tipo di lavoro”. Marcel Cortes Beer, un manager del laboratorio, ha invece dichiarato al Wall Street Journal che ricevono ogni mese circa 1.000 richieste di build per test di sicurezza remoti, e ogni settimana arrivano 50 nuovi dispositivi.

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