Se vendo online devo pagare le tasse? Risolto il dubbio di migliaia di persone

Vendete spesso articoli online e non sapete se siete soggetti al pagamento di tasse? Ecco a voi la risposta che tanto cercavate: scopritela.

Avviare una attività di vendita online, che magari non è neanche continuativa oltretutto, è una scelta che viene presa in considerazione da tante persone. In effetti si tratta di una buona occasione per disfarci di oggetti che non usiamo più, oppure di articoli particolari che a noi sembrano inutili e che, per altre persone, potrebbe essere un’ottima opportunità per comprarla. In entrambi i casi qualcuno ci guadagna, e questo è sicuro.

Che tasse pagare vendendo online
Quali tasse bisogna pagare se si vende sul web? – Computermagazine.it

Sarà capitato almeno una volta, però, di chiedersi se queste vendite debbano essere regolamentate o meno. Evitare le frodi fiscali oppure di essere contattati dal Fisco, beh, è certamente un pensiero ricorrente e che non si può trascurare. D’altronde svegliarsi la mattina e scoprire di non star pagando le tasse è una brutta sensazione per chiunque, motivo per cui è più che legittimo chiedersi se le vendite vadano regolamentate.

Vendite online, quando preoccuparsi di comunicarle o meno: tutto quello che devi sapere

Ebbene, il Governo si è premurato di rispondere a questa domanda cercando di togliere ogni dubbio possibile ai suoi cittadini. Tanto per cominciare è necessario fare un’accurata distinzione al riguardo, e che ha a che fare interamente con le vendite. Si parla di prestazione occasionale e prestazione continuativa, due tipi di attività diverse e che ci potrebbero aprire un mondo che ancora non conosciamo: leggete bene il seguito.

Quante tasse si pagano vendendo sul web
Vendere sul web: che tasse ci sono e quanto bisogna pagare – Computermagazine.it

Nel primo caso, cioè delle prestazioni occasionali si intende, si tratta di un tipo di vendita sporadica e che non ha una continuazione. Può avvenire una o due volte al mese e fruttare un salario mensile minimo che non può neanche essere considerato tale, pertanto non sarà soggetta ad alcuna regolamentazione. Non dovremo comunicarlo durante la dichiarazione dei redditi, tanto meno specificarlo in un altro documento che ha a che fare con il Fisco.

Tuttavia, la questione assume un altro tipo di importanza quando si parla di prestazione continuativa. Se le vendite che facciamo durante i mesi non sono poche, ed oltretutto hanno un guadagno non indifferente per esempio, in quel caso dovremo pensare di regolamentare le nostre spese aprendo una Partita IVA. Così facendo non saremo accusati di evasione fiscale, e di conseguenza potremo stare tranquilli in parole povere.

Il discorso sembra complesso, ma non è niente di così complicato. Se vi ritrovate a vendere di tanto in tanto degli articoli non avete nulla di cui preoccuparvi, ma se, invece, per voi è quasi come un lavoro, allora valutate bene l’opzione che vi abbiamo fornito nel secondo caso. Non dimenticate di dichiarare queste vendite continuative durante la dichiarazione dei redditi, situazione molto importante per non avere problemi futuri con il Fisco italiano.

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