SSD? No, grazie. Nei data center l’uso degli HDD ha ancora un ruolo centrale

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Secondo un report della Toshiba il settore dei data center, dove c’è stato un incremento esponenziale di dati da stoccare, le preferenze cadrebbero ancora sugli HDD piuttosto che sugli SSD. Sia per motivi di costi che di modalità di impiego nei centri data.

Hard disk
Hard disk Photo by Nick van der Ende on Unsplash

In questi ultimi anni nel settore consumer gli SSD hanno legittimato una leadership insindacabile. Scalzando di fatto da quasi tutti i computer domestici o di piccoli professionisti o imprese di modeste dimensioni i classici HDD meccanici.

Una realtà non corrispondente, però, a quella dei data center. Quei posti che si trovano a raccogliere e gestire una quantità inimmaginabile di dati. Secondo la società IDC, complice anche l’accelerazione nel processo di digitalizzazione durante la pandemia, la quantità di dati generati andrà oltre i 175 ZetaByte in un anno.

Se si mettono a confronto la larghezza di banda offerta dalle due unità, l’SSD rimane la tecnologia che tra le due offre vantaggi sin troppo chiari in termini di velocità.

Ma – come recita il report – va contestualizzato lo scenario in cui le unità vengono utilizzate, quello dei data center, dove ogni singolo sistema di archiviazione è collegato in una struttura più grande per formare un unico dispositivo di storage.

Ma non solo. La convenienza nei costi rimarrebbe un elemento chiave nella scelta, il cosiddetto prezzo al GigaByte (prezzo/GigaByte).

HHD, vantaggi e costi rispetto agli SSD in ambito aziendale

Hard disk
HDD, primo piano (Photo by 铮 夏 on Unsplash)

Se la differenza tra le due tecnologie applicate a contesti aziendali è calata negli ultimi anni, secondo i dati del comunicato vi sarebbe ancora una differenza di circa 8 volte a parità di prestazioni e caratteristiche. Tanto da prevedere un possibile avvicinamento nei costi non prima del 2030.

Ma ammesso che le due tecnologie dovessero raggiungere gli stessi costi al GigaByte per i gestori di data center, la capacità produttiva delle memorie flash non sarebbe tale da soddisfare la richiesta per sostituire tutti gli HDD attualmente in uso.

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Secondo la ricerca di Toshiba, infatti, per venire incontro a una tale eventuale esigenza occorrerebbe un aumento produttivo di centinaia di miliardi di dollari, solo per le necessità di archiviazione del 2019.

Come commenta Rainer W. Käse, Senior Manager Business Development, Storage Products Division at Toshiba Electronics Europe GmbH, infatti, durante i test nei laboratori Toshiba sono state analizzate strutture con 24-60 unità impostate in modalità RAID10 che hanno dato risultati superiori a 10klOPS e 5 GigaByte/s di larghezza di banda.

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Questo dimostra come una soluzione con molti HDD (singolarmente più economici) che interagiscono in un’unica struttura possa rappresentare la soluzione migliore per costi e performance.

Insomma la vecchia cara tecnologia HDD sembra ancora ben lungi dal tramontare.

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