Covid-19, sì alle app a prova di distanziamento. Ma che ci sia par condicio

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L’app Mitiga, che FIGC sarebbe pronta a lanciare per permettere l’accesso agli stadi e salvare così il prossimo Europeo di Calcio itinerante (11 giugno-11 luglio) per le 4 gare previste all’Olimpico di Roma, potrebbe essere una apripista per molti altri settori, in ginocchio a causa del Covid-19 e dei suoi effetti, non solo a livello di salute (in primis) ma anche economici viste le ristrettezze per la pandemia.

App per il distanziamento sociale_ Si, grazie (Adobe Stock)
App per il distanziamento sociale_ Si, grazie (Adobe Stock)

Aprono gli stadi con un’app? Se era così facile bastava dirlo! Allora pure Fipe ne svilupperà una per i ristoranti”. L’ironia di Sergio Paolantoni sulle colonne di Repubblica si trasforma ben presto in un j’accuse dai forti toni discriminanti. “Questa è la dimostrazione – continua il presidente di Fipe-Confcommercio Roma –  che quando ci sono tante risorse economiche, arriva pure la volontà politica”.

Covid-19, l’appello dei ristoranti: “Un’app anche per noi”

Covid Zone (Adobe Stock)
Covid Zone (Adobe Stock)

Anche i ristoratori vogliono un’applicazione anti Covid-19 per poter aprire del tutto i loro locali, sulla scia di quello che si appresta a ultimare FIGC con Mitiga, prevista a ridosso delle festività pasquali, dopo il ritorno della Nazionale dalla lituania per le Qualificazioni Mondiali.

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Se con la app Mitiga sarà possibile, con l’ausilio governativa di permettere a 20-25mila persone, tamponate o vaccinate, di vedere le 4 partite dal vivo all’Olimpico (condicio si qua non di UEFA, pena la rinuncia a ospitare gare dell’Europeo) lo stesso trattamento urlano gli operatori del settore dell’ospitalità.

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Quello del calcio è “l’ennesimo paradosso“, per loro, che non ci stanno ad essere “lasciati sempre all’ultimo posto“. Massimiliano Mazzuca, che rappresenta le attività di ristorazione e balneazione di Fiumicino, schiuma rabbia.

Se va bene avere 20mila persone in uno stadio, va bene anche averne 30 al ristorante – il presidente dell’associazione Lungomare della Salute – dopo due settimane in zona rossa, i contagi non calano, c’è qualcosa che non quadra. E di certo non è colpa nostra che stiamo chiusi“.

E’ un coro unanime che non vuole andare contro il calcio, ma solo verso la par condicio. “Abbiamo anche aperto alla possibilità di usare nelle attività di somministrazione, maggiori certificazioni per garantire la negatività al virus e proposto maggiori distanziamenti”.

Andrea Coia, assessore al commercio di Roma, rilancia, ricordando la lettera inviata pochi giorni fa dalla sindaca al ministro del Turismo Garavaglia, sempre all’autorevole quotidiano di Maurizio Molinari.

Non spetta a noi decidere sulla riapertura dei ristoranti la sera. Io penserei anche a dotare Immuni di nuove funzionalità per poter avere un po’ più di libertà“. Gli fanno eco gli albergatori. “Per quanto mi riguarda da domattina chi è vaccinato, o ha un tampone negativo di massimo 72 ore, o è guarito dal Covid e risulta ancora immunizzato, dovrebbe avere il diritto di muoversi – spiega Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma – E’ inaccettabile pensare che si possono raggiungere mete all’estero, e alimentare altre economie, ma non si può viaggiare tra regioni italiane“.

Entrambe le categorie si dichiarano “pronti a fare tamponi rapidi ai clienti“, pronti a limitare ancora di più gli accessi. Le applicazioni, dunque, possono rappresentare un grande aiuto per il rilancio di un’economia, quella italiana, travolta dal ciclone Covid-19. L’importante è che ci sia par condicio.

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