Open AI, quando l’intelligenza artificiale non usa il cervello

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Il modello GPT-3 era stato brevettato nel luglio 2020 per aiutare l’umanità, ma qualcosa sembra essere andato storto.

Linguaggio artificiale
Il linguaggio artificiale non è esattamente come quello dei libri (by Adobestock)

Quando le innovazioni tecnologiche superano l’obiettivo prefissato e i benefici per cui erano studiate deragliano in “incidenti” imbarazzanti. A quanto pare è quello che sta accadendo a GPT-3 di OpenAI, il modello open source di intelligenza artificiale brevettato nel luglio dello scorso anno che per lunghi tratti sembrava poter apportare delle migliorie tangibili a chi usa il computer per scrivere romanzi, testi, poesie ed articoli di vario genere.

Inizialmente un evoluzione intelligente del linguaggio c’è stata, impossibile negarlo, ma con la stessa nonchalance il programma ha finito per degenerare in volgarità ed abusi di ogni sorta, negativi ed inappropriati, tanto che gli stessi sviluppatori pensano adesso di porre rimedio alle falle apportando alcune inevitabili correzioni. Di recente si è rilevato ad esempio come GPT-3 venisse utilizzato come generatore di pedopornografia, non mancano però anche contenuti a sfondo razzista e frasi sboccate che sembrano affiorare con sempre maggior frequenza.

L’ intelligenza artificiale produrrà davvero dei miglioramenti nel nostro linguaggio?

Open AI
Dal “dizionario” artificiale stanno emergendo alcuni problemi (by Adobestock)

In parte sì, ma è innegabile che il lessico si stia appesantendo di incursioni sgradite ai limiti dello sproloquio. I ricercatori di OpenAI pensano di ridurre lo sconveniente flusso immettendo nel programma campionamenti di scritti enciclopedici, compilati da professionisti dal linguaggio forbito che sappiano “parlare” di scienze, storia ma anche materie più scottanti coi giusti modi. OpenAI dimostra come l’uso della tecnologia apra prospettive enormi ma può anche incappare in scadimenti da “disinformazione”. Le grandi aziende si stanno mobilitando per offrire servizi completi in grado di generare testi o persino rielaborarli.

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Il futuro parte da qui, perciò è necessario eliminare puntigliosamente ogni minima possibilità di errore. Prendiamo il caso di Abubakar Abid, Ceo di Gradio che è una startup di apprendimento automatico. Abid ha notato che GPT-3 ha un pregiudizio spiccato contro i musulmani: in occasione di un seminario ha difatti osservato che il prompt “Due … entrano in un” (dove si richiede di riempire lo spazio tratteggiato) se usato in contesti violenti 9 volte su 10 dà adito alla frase “due musulmani entrano in un”, mentre se il contesto è positivo l’uso del termine musulmani si riduce almeno del 40%.

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Non è l’unico esempio, ce ne sono molti altri simili. Razzismo o semplice coincidenza? Gli individui bianchi spesso vengono abbinati a concetti come gloria o supremazia, tutti ulteriori indizi che confermano come il linguaggio artificiale sia sì modellato a immagine e somiglianza di un essere umano, ma si avvale pure di un format inelegante ricco di cliché e inestetismi. La sensazione è che bisognerà lavorarci sopra ancora a lungo affinché OpenAI possa definirsi davvero intelligente.

 

 

 

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