WhatsApp sotto indagine: dalla denuncia di ProPublica emerge un vero problema di privacy e di come leggono i nostri messaggi

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Whatsapp sotto la lente di ingrandimento: avrebbe impiegati che analizzano i messaggi condivisi che l’IA giudica come problematici.

Whatsapp sotto indagine (foto Adobestock)
Whatsapp sotto indagine (foto Adobestock)

L’applicazione di messaggistica di Facebook è sempre al centro di polemiche sulla gestione, spesso opinabile della privacy. Del resto è il sistema più utilizzato al mondo, da oltre 1 miliardo di utenti. Quotidianamente inviamo foto, testi, documenti, video a singole persone e gruppi, creando un vero Everest di dati, senza preoccuparti minimamente se questi possano essere o meno controllati.

Per capirne la dimensione basta andare indietro di pochi anni: avreste mai accettato che le poste aprissero una vostra lettera per verificarne il contenuto e giudicarlo? Probabilmente no, ma è quello cui ora viene accusata WhatApp, nonostante i sistemi di crittografia sbandierati a destra e manca.

Marc Zukerberg ha sempre sbandierato il modello di privacy della app, garantendo la massima sicurezza a tutti gli utenti e giurando che nemmeno l’azienda potesse leggere le parole contenute nelle conversazioni delle chat. In realtà questo sistema non sarebbe così sicuro, almeno secondo un’indagine giornalistica dell’organizzazione ProPublica che invece sostiene esattamente il contrario. L’azienda infatti avrebbe alcuni impiegati che lavorano per analizzare i messaggi condivisi che una intelligenza artificiale considera come problematici.

ProPublica accusa Whatsapp: più di 1000 impiegati leggono i nostri messaggi

Whatsapp sotto indagine (foto Adobestock)
Whatsapp sotto indagine (foto Adobestock)

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Secondo ProPublica infatti più di mille impiegati a contratto lavorano tra Austin, Dublino e Singapore per esaminare milioni di contenuti. Lo fanno seduti davanti ad un computer e organizzati per incarichi, sfruttando uno speciale software di Facebook che è in grado di analizzare i flussi dei messaggi privati, immagini, video e documenti che sono stati segnalati come impropri e quindi verificati grazie ai software interni.

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La verifica umana stabilisce poi una eventuale etichetta che valuta quello che ha davanti come frode, spam, pedopornografia o potenziali complotti terroristici. Il direttore della comunicazione di WhatsApp, Carl Woog ha ammesso che i team di appaltatori analizzano i messaggi per indentificare e rimuovere i contenuti illeciti, spiegando però che WhatsApp è un’ancora di salvezza per milioni di persone e che le decisioni prese sono sempre legate alla privacy anche quando vengono prevenuti abusi o illeciti. L’indagine arriva dopo la denuncia presentata da ProPublica nel 2020 alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti.

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