Stazione Spaziale prossima alla pensione, ecco tutte le ipotesi per il suo futuro

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Vuoi perché in oltre vent’anni di vita è nata, cresciuta, ampliata e riassemblata ma mai effettivamente terminata. Vuoi perché la struttura è obsoleta e mostra crepe preoccupanti. Vuoi anche perché, secondo qualcuno, la Russia avrebbe intenzione di uscire dall’alleanza spaziale per unirsi, forse alla fine, la ISS si avvia al pensionamento.

ISS (Adobe Stock)
ISS (Adobe Stock)

Gran parte dell’attrezzatura a bordo della ISS è obsoleta e potrebbe portare a guasti irreparabili, l’ultimo allarme lanciato dall’alto ufficiale Vladimir Solovyov, capo ingegnere della società spaziale e missilistica Energia, suona più di un campanello.

Almeno l’80% dei sistemi di bordo sul segmento russo della ISS è scaduto, con crepe sul modulo Zarya, il primo componente della ISS ad essere lanciato in orbita. Solovyov è ancora più pessimista: ha detto all’agenzia di stampa statale russa RIA che queste crepe potrebbero iniziare a diffondersi nel tempo. In maniera irreparabile.

Stazione Spaziale Internazionale: apertura ai privati? E la Russia che farà?

Astronauta
Astronauta

E’ indubbio che la Stazione Spaziale Internazionale stia invecchiando e non può durare per sempre. Se gli umani non si concederà il ritiro della stazione, ad esempio deorbitandola, il rischio sempre minaccioso di impatti da detriti spaziali e micrometeoriti porterà alla sua scomparsa, secondo il sito gemello di Live Science Space.com. Tuttavia, la ISS è autorizzata a operare almeno fino a dicembre 2024 e, da un punto di vista tecnico, a volare fino alla fine del 2028.

Gli USA vogliono tenere botta. Ma è inevitabile pensare a un futuro prossimo che prevede una serie di ipotesi, che devono sì rimanere come tali per il momento, ma inevitabilmente aprono la strada al cambiamento.

Ci aspettiamo che la Stazione Spaziale continui a essere un progetto del governo per tutto questo decennio”. Così Bill Nelson, amministratore dell’agenzia spaziale statunitense. “Speriamo che sia affiancata, in futuro, anche da altre stazioni private”. Ma non tutti sono concordi: mancano ancora le approvazioni di Canada, Russia, Europa e Giappone, solo Josef Aschbacher, direttore dell’Agenzia spaziale europea, e Walther Pelzer, direttore dell’Agenzia spaziale tedesca, si sono detti favorevoli al prolungamento della vita della Stazione spaziale internazionale.

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La Nasa ha aperto ai privati, lo stesso Donald Trump, prima dell’avvento di Biden, aveva paventato l’idea subappaltare la gestione della stazione a un operatore privato. Magari Axiom, lo sviluppatore americano di infrastrutture spaziali finanziato da privati, con sede a Houston, in Texas. Non sembra definitivamente naufragato, invece, il progetto B330, l’idea di un habitat spaziale gonfiabile (il numero 330 si riferisce ai metri cubi di spazio disponibile) progettato da Bigelow Aerospace.

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E poi c’è il nodo russo, che ha già intrapreso un altro percorso spaziale parallelo con la Cina, a inizio estate. Pechino prevede di inviare 3 missioni, Chang’e 4, Chang’e 6 e Chang’e 7, mentre Mosca intende lanciare una stazione automatica “Luna 25”, un’orbita lunare polare “Luna 26” e un lander lunare “Luna 27”. Uscirà dalla Stazione Spaziale Internazionale? Chissà. La forte sensazione, attualmente, è che il futuro della Stazione Spaziale Internazionale sia segnato.

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