Il robot delivery prende forma e lo fa con le tecnologie Ottobot: sembra un futuro prossimo ma invece già sono in uso

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Alla fine degli Anni Ottanta, più o meno in concomitanza con l’uscita di “Ritorno al futuro – Parte II”, il futuro era disegnato in maniera molto più tecnologica e favolistica di come appare. Già perché il “futuro” immaginato 30 anni fa era esattamente il presente che stiamo vivendo, ma non sembra di vedere automobili volanti o colf robot, né cibo in pillole o bevande concentrate.

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Robot delivery, la nuova frontiera delle consegne – Adobe Stock

Però la robotica bisogna dirlo, è andata avanti. Soprattutto l’automatizzazione di servizi ad ampia distribuzione, come mense, bar di luoghi affollati e ristorazione in generale in posti come gli aeroporti. Ed è proprio agli aeroporti che deve aver pensato Ottonomy, l’azienda specializzata nella creazione di sistemi automatici di consegna per attività di ristorazione, quando ha inventato dei robot delivery che consentiranno di non fare più la fila nei bar degli aeroporti.

Un’invenzione che in questo momento pandemico ha sicuramente riscosso anche più consensi, dal momento che la possibilità di ordinare un caffè, o un panino, rimanendo seduti al proprio posto vicino al gate, non solo consente di non perdere tempo a girare per l’aeroporto ma anche di mantenere le distanze di sicurezza e ad evitare gli assembramenti.

Ottobot, la prima flotta è all’aeroporto di Cincinnati

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Ottobot, i robot delivery di Ottonomy – Ottonomy.io

Ottobot, questo il nome del robot da consegna realizzato da Ottonomy, ha “preso servizio” all’aeroporto Internazionale di Cincinnati, in Ohio, ed ha una funzionalità generale molto semplice. Grazie infatti ad una app scaricabile sul telefonino, si possono scegliere bevande, snack o pasti completi. Finalizzando l’ordine, dopo aver scelto anche il bar da cui prenderlo, si invierà una richiesta alla struttura che, una volta pronto, invierà l’ordinazione al cliente con uno di questi robottini, dotati di 4 ruote, in qualunque parte dell’aeroporto.

Anche nelle parti esterne: infatti il robot può arrivare fino ai marciapiedi o nei parcheggi, purché si tratti in ogni caso di luoghi che tecnicamente fanno parte dell’aeroporto. Per il ritiro del cibo, l’utente deve mostrare un QR Code generato dall’app, grazie al quale si sbloccano le porte di Ottobot e così il cibo può essere ritirato e consumato.

Insomma un servizio decisamente semplice da fruire da parte del cliente, che ordina come detto da un’applicazione che funziona esattamente con una qualunque altra app di consegne a domicilio. Per quanto riguarda invece il robot, la tecnologia utilizzata gli consente di sfruttare un modulo LiDAR (Laser Imaging Detection and Ranging), una tecnica di telerilevamento che permette di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser.

Questo, insieme ad una serie di sensori, permette a Ottobot di raggiungere il cliente senza andare addosso agli ostacoli che incontra all’interno dell’aeroporto, creando una mappa digitale dell’area che devono coprire per la loro consegna. La tecnologia utilizzata per costruire Ottobot, inoltre, permette a questi ultimi di seguire anche il percorso più breve e abbattere al massimo i tempi di attesa per il cliente.

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Grazie alle dimensioni ed alla capacità di trasporto fino a 45 kg, Ottobot può fare anche due consegne in contemporanea in quanto è dotato di due scompartimenti. In questo senso la funzionalità di Ottobot consente anche maggiori guadagni per le aziende che ne fanno uso, dal momento che possono gestire più consegne contemporaneamente.

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Grande la soddisfazione di Ritukar Vijay, CEO di Ottonomy, il quale ha dichiarato: “La pandemia ha fornito a Ottobots un catalizzatore che ha permesso una serie di partnership che ci hanno permesso di lanciare la consegna completamente autonoma per le consegne al chiuso e le consegne sul marciapiede“.

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