Clubhouse censurato in Cina: il social non è più accessibile

Clubhouse non è più disponibile nel paese della Grande Muraglia. Si teme che il dibattito su temi scomodi abbia indispettito Pechino.

Clubhouse bannata in Cina (techcrunch)
Clubhouse censurato in Cina (techcrunch)

Anche Clubhouse entra nel novero dei social network bannati dalla Repubblica Popolare Cinese. Da ieri sera intorno alle 19 locali, la chat solo audio nata nel 2020 non è più disponibile per gli iscritti cinesi. Un messaggio di errore blocca gli accessi per un presunto problema di sicurezza che impedisce di collegarsi al server.

La fama di Clubhouse sta rapidamente crescendo, e i numeri stupiscono ancora di più se si pensa che la chat vocale sia per ora scaricabile solo da Apple Store e sia solo su invito. Inizialmente, in Cina, la si poteva trovare sul Chinese App Store, ma dopo un breve periodo è stata rimossa. Negli ultimi mesi, i cittadini cinesi hanno dovuto far ricorso ad Apple ID stranieri per poterla utilizzare.

Clubhouse censurato: perché non piace al regime comunista cinese

Clubhouse ban in Cina
Clubhouse su Apple Store (image from cnet.com)

Un successo travolgente, quello della app, tanto che il pubblico cinese era disposto a comprare gli inviti, in teoria gratuiti: sui siti di e-commerce, c’è chi ha pagato anche 70 dollari per poter usare la app. Clubhouse è strutturata in stanze, ciascuna con una chat vocale dedicata a un argomento e con un limite di 5000 partecipanti. Per ora il governo cinese non ha commentato l’improvviso black-out. E difficilmente otterremo spiegazioni nell’immediato futuro. Un nesso con i temi caldi trattati nelle stanze di Clubhouse, però, sembrerebbe scontato: argomenti come il genocidio dei musulmani nella regione dell’Uighur, o le spinte indipendentiste e le conseguenti tensioni sociali di Taiwan e Hong Kong non potevano piacere granché al regime.

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Se, come tutto indica, Clubhouse fosse stata effettivamente censurato per questioni politiche, la app si unirebbe a una schiera di social americani già bannati da Pechino: da Facebook a Twitter, passando per Instagram e per la costante “selezione” di contenuti che viene propinata ai cittadini cinesi su internet. Un sistema che tende a preservare lo status quo e omologare l’opinione pubblica alla ragion di stato. A ogni costo, che piaccia o no. Per via di un tale sistema, la Cina è stata già ribattezzata come il paese del grande firewall (gioco di parole ispirato a the Great Wall, la Grande Muraglia).

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Del resto, la censura stupisce poco. Gli stessi utenti cinesi si aspettavano l’imminente chiusura di Clubhouse, tanto che sul social nazionale Weibo si sono moltiplicati gli inviti a godersi questa finestra di libertà prima dell’intervento del governo. La app vocale, con le stanze a tema, gli interventi degli esperti e l’endorsement di vip dell’economia e della società americana come Elon Musk, Oprah Winfrey, Drake e Mark Zuckerberg, ha raggiunto una straripante popolarità che non poteva passare inosservata dalle parti di Pechino.

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