Attenzione, la Polizia Postale ci avverte: è arrivata la nuova truffa dell’eredità fantasma ed è davvero spaventosa

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E’ successo recentemente a Pisa, ma succede continuamente in tutto il mondo. La nuova truffa dell’eredità, appena scoperta dalla Polizia Postale, perpetrata attraverso i social ai danni di poveri malcapitati (e fin troppo ingenui, possiamo dirlo) innamorati virtuali.

La Polizia Postale scopre una nuova truffa (Adobe Stock)
La Polizia Postale scopre una nuova truffa (Adobe Stock)

Ma andiamo con ordine e vediamo in che modo viene perpetrata questa “truffa dell’eredità” che la Polizia Postale ha scoperto nelle scorse settimane.

Truffa dell’eredità: la Polizia Postale “racconta” come avviene

Facebook (Adobe Stock)
Facebook (Adobe Stock)

La storia parte più o meno sempre allo stesso modo: belle ragazze (o sedicenti tali) adescano qualche ometto sui social, Facebook soprattutto, e iniziano una “relazione” virtuale di quelle che nell’era di Internet costituiscono la maggior parte delle storie.

Man mano che passano i giorni e le settimane, i due diventano sempre più “intimi”, per quanto lo si possa essere in una relazione a distanza e senza essersi mai visti. Il momento dell’incontro viene rimandato e rimandato, di volta in volta, aumentando il desiderio e la “cotta” da parte dei malcapitati uomini adescati.

A un certo punto, la “fidanzata” annuncia di avere ricevuto un’eredità da una lontana parente (di cui spesso si ignora anche l’esistenza, tanto per infiocchettare la storia un po’ di più), una cifra assurdamente alta, si parla di milioni di euro. Ma ne servono 50.000 per poter pagare il notaio al fine di riscattare l’eredità in questione.

Niente di più facile, il poveraccio (quanto stupido) versa i soldi su un conto corrente estero (di solito è tedesco) teoricamente intestato al notaio francese. Un giro che dovrebbe quantomeno insospettire, ma c’è chi è caduto nella trappola e ha effettuato il pagamento, e solo dopo è andato a controllare il nominativo del notaio che, chiaramente, non esiste.

Soldi persi che nessuno potrà mai restituire, né la fantomatica fidanzata che a quel punto è sparita, né la Polizia Postale che pur avendo capito la dinamica dell’imbroglio, difficilmente riuscirà a individuare la (o il, chi lo sa) cybercriminale che ha perpetrato la truffa.

Truffe di questo genere purtroppo ne avvengono ogni giorno, e non sempre si tratta di piccole cifre che vengono estorte a ignari internauti. Lo scorso mese di giugno infatti è stata messa a punto in Sudafrica quella che viene ricordata come la “truffa del secolo”.

Due fratelli sudafricani infatti hanno trafugato il corrispettivo in bitcoin di 3.6 miliardi di dollari, una cifra che solo a pronunciarla fa paura. I due giovani fratelli, Ameer e Raees Cajee hanno fondato nel 2019 una società di investimenti di criptovalute chiamata AfriCrypt.

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Lo scorso aprile uno dei due ha avvisato gli investitori che la piattaforma era stata vittima di un attacco hacker chiedendo di non fare azioni legali che avrebbero potuto rallentare il recupero dei fondi perduti.

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Ciononostante alcuni investitori si sono affidati a uno studio legale per intraprendere una procedura di liquidazione contro AfriCrypt, scoprendo poi che i fondi sono stati trasferiti e riciclati tramite il cosiddetto “Cryptocurrency tumbler“, un servizio offerto da terze parti per rendere irrintracciabili i bitcoin.

 

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