Ci sono riusciti: ora potremo toccare gli ologrammi come in un film di fantascienza

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Il sistema è stato sviluppato dai ricercatori dell’Università di Glasgow sfruttando una tecnologia “aeroaptica”. Ecco i possibili scenari.

Ologramma
Presto potremo toccare gli ologrammi (Getty Images)

Toccare gli ologrammi non è più solo un’idea da fantascienza, ma presto potrebbe divenire realtà. Un team di ricercatori dell’Università di Glasgow difatti ha sviluppato un sistema di “pseudo” ologrammi. La tecnologia utilizzata è definita “aeroaptica”. In questo modo si possono ricreare sensazioni di contatto utilizzando degli appositi getti d’aria. Questi sono diretti e controllati minuziosamente grazie a dei componenti di facile reperibilità sul mercato.

Il sistema ideato dai ricercatori scozzesi prende il nome di “Aerohaptics”. In un certo senso rielabora il concetto di feedback aptico, quindi lo spinge all’ennesima potenza. “Aptico” deriva dal greco e significa pressappoco “tocco”: questo tipo di approccio tattile è reso molto più realistico dal fatto che non necessita l’uso dei guanti per sentire gli oggetti, rendendo la sensazione al contatto davvero nuda e naturale. Tra gli esempi usati da Aerohaptics per illustrare la nuova tecnologia c’è un pallone da basket virtuale. La sfera può essere fatta rimbalzare, con feedback tattile modulato in rapporto alle dimensioni della superficie.

Toccare gli ologrammi : il prototipo è da fantascienza

Prototipo
Il prototipo è stato messo a punto dai ricercatori dell’Università di Glasgow (Getty Images)

Sfruttando la nuova tecnologia Aerohaptics, gli utenti riescono a sentire la forma del pallone ma anche il suo impatto con il palmo dopo il rimbalzo. Nel caso di una piramide di vetro, invece, Aerohaptics fa uso della grafica 3D del motore Unity. La struttura ha una forma piramidale ed è composta di vetro e specchi, ed utilizza un sensore che “sente” il movimento delle mani e delle dita.

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In questo modo si genera un algoritmo che permette al getto d’aria di rispondere ai movimenti con la giusta intensità e forza. L’immagine bidimensionale in questo modo “lievita” nello spazio, mentre le persone possono nel frattempo introdurre le loro mani all’interno della struttura sfruttando l’apertura su un lato. L’uso di questa tecnologia, una volta riadattata ad un ambiente olografico e virtuale meno tortuoso potrebbe estendere a dismisura il suo raggio di applicazione, ad esempio alle video conferenze, il gaming ma anche in alcuni rami della medicina.

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Comunicare a distanza tramite ologrammi è un’ambizione legittima che presto diverrà realtà: le immagini vengono visualizzate in tre dimensioni dando l’illusione che l’oggetto fisico si trovi effettivamente davanti ai nostri occhi. Il passo successivo dovrebbe dare consistenza alle sensazioni del caldo e del freddo.

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