Parallels inventa il treno elettrico a guida autonoma che arriverà dove gli altri non riescono

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Hanno lasciato Elon Musk e SpaceX abbandonando le missioni spaziale per volare coi piedi per terra e cercare di dare una svolta al settore dei trasporti. Ex ingegneri dell’azienda aerospaziale di Hawthorne, hanno messo a punto un treno del tutto speciale e sono pronti a correre ad altissima velocità.

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Parallel Systems entra nel settore delle ferrovie a treni elettrici – Adobe Stock

Parallel Systems, la società fondata proprio da ex ingegneri SpaceX, vuole rivoluzione il sistema ferroviario, investendo circa cinquanta milioni di dollari derivanti da fondi di serie A per costruire veicoli ferroviari autonomi elettrici a batteria, capaci di muovere merci. Intelligenza artificiale, green e tanta ambizioni le basi su cui cercare l’altezza della situazione.

I fondi, innanzitutto, sono stati raccolti allo scopo di costruire una flotta di veicoli ferroviari, eseguire programmi di test avanzati e far crescere il team di lavoro. Parallel Systems ha già raccolto 53,15 milioni dollari, inclusi 3,6 milioni in fondi di avviamento.

Non c’è più bisogno in pratica di una locomotiva. I numeri fanno sognare

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I nuovi treni non avranno bisogno di locomotiva – Adobe Stock

Il team si è dato da fare in quest’ultimo periodo, affrettando i lavoro di sviluppo e annunciando l’uscita dalla “modalità invisibile”. Silenzi squarciati dalle prime anticipazioni sulla azienda e sulla loro soluzione: così, in un batti, baleno, le aspettative sono decollate, in un modo diametralmente opposto rispetto ai razzi lanciati da SpaceX.

Abbiamo fondato Parallel per consentire alle ferrovie di aprire nuovi mercati, aumentare l’utilizzo delle infrastrutture e migliorare i servizi per accelerare la decarbonizzazione delle merci“. Parola di Matt Soule, co-fondatore nonché CEO di Parallel Systems.

Un sistema ferroviario praticamente rivoluzionario. In primis autonomo, che consiste in unità di ruote autoalimentate separate su cui possono essere adagiati dei container, uniti tramite le unità a ruote autoalimentate e autonome, per formare quelli che l’azienda chiama “plotoni”, oppure in alternativa viaggiare come unità individuali.

Naturalmente, questo significa anche che i container possono viaggiare come plotone per una parte del viaggio e semplicemente separarsi in direzioni diverse a seconda della loro destinazione. Le unità ruota utilizzano una batteria, un motore elettrico sincrono a magneti permanenti (PMSM).

Non c’è bisogno in pratica di una locomotiva, si è puntato su un design che ha esaltato e ottimizzato i vantaggi sia della vecchia tecnologia (che sfrutta binari e container esistenti) ma anche di quella nuova e innovativa: vedi la scommessa sull’elettrico, una guida autonoma e IoT per coordinare la logistica di ciò che sta andando, dove e quando.

Set, inoltre, spettacolari. Un container con questi sistemi di ruote autoalimentati e autonomi può viaggiare per circa 800 chilometri, allo stesso modo e il tempo di ricarica dichiarato inferiore a un’ora. Capacità di carico utile? Fino a 128.000 libbre, più o meno 58.000 chilogrammi.

Manca un ultimo, grande tassello: i numeri fanno sognare, ma non ci sarebbe stato ancora nessun test sulle reti statunitense. Lì la vera sfida di Parallels System.

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