Evoluzione Umana: un esperimento ha permesso di far ascoltare i colori ad un uomo che vede solo in scala di grigi

C’è chi lo chiamo Homo Robot. Per altri homo cyborg, homo macchina, homo Technium. Tanti nomi per evidenziare l’ultimo anello della evoluzione umana, il più terribile, che potrebbe portare la razza dominante nel Pianeta a non esser lo più.

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Evoluzione della specie – Adobe Stock

Risalgono a circa 55 milioni di anni fa i primi primati, che si evolvettero fino a diventare un Orrorin tugenensis, il più antico antenato dell’uomo, che camminava abitualmente sulle gambe. I suoi resti trovati in Kenia, e in particolare un femore, hanno una struttura che ha fatto ipotizzare agli scienziati che fosse abituato a muoversi su due gambe.

Cinque milioni e mezzo di anni fa apparve l’Ardipithecus, condivideva alcuni tratti con gli scimpanzé e i gorilla. E viveva nella foresta, usava due e quattro zampe a seconda se camminava per i boschi o s’arrampicava sugli alberi. Dopo di lui australopitechi, che cercava cibo e scappava dai predatori dormendo sugli alberi, prima di diventare dei veri e propri bipedi. È l’epoca in cui vive Lucy, la celebre donna scimmia scoperta in Etiopia dal paleoantropologo americano Donald Johanson, morta secondo gli scienziati dopo un volo da un albero di 12 metri.

Dall’homo sapiens all’homo cyborg

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Homo cyborg – Adobe Stock

L’homo sapiens di oggi non è più quello di ieri e non è nemmeno detto che non sparisca
Due milioni fa, l’homo habilis: aveva una scatola cranica più sviluppata degli ominidi mascelle relativamente meno potenti, ma era onnivoro. L’homo Ergaster lo seguì, fu il primo ad accendere il fuoco. L’homo erectus è stato il primo cacciatore-raccoglitore. 500.000 anni fa comparvero i Neanderthal, capace di adattarsi ai cambiamenti dell’era post glaciazione. La meteora Homo di Cro Magnon, poi finalmente l’homo sapiens, il primo saggio dell’umanità: costruiva armi, era un nomade. L’uomo anatomicamente moderno esce dall’Africa e inizia la sua espansione in tutto il mondo. Prima in Asia-Australia (dove giunge 50.000 anni fa), poi in Europa, dove arriva circa 45.000 anni fa, nell’epoca del grande balzo.

E qui che si deve inserire l’homo cyborg, con i suoi nomi derivati annessi. Un po’ umani un po’ robot stanno facendo molti passi avanti, con un’idea che tutt’ora spaventa un po’: esseri umani e robot capaci di diventare interscambiabili. Attualmente, in un esperimento, ha ascoltato i colori che vede solo la scala di grigi.

La fusione tra macchina e uomo ha raggiunto livelli incredibili”. Lo dice esplicitamente Daniela Cerqui, un’antropologa che insegna Scienze Sociali all’Università di Losanna e da anni si occupa di cercare quel che può esserci di umano tra intelligenze artificiali, chip e protesi hi-tech. “L’homo sapiens di oggi non è più quello di ieri e non è nemmeno detto che non sparisca – sentenzia l’antropologa, in uno stralcio di un’intervista su Vanity Fair – la cosa folle è che se questo dovesse succedere, saremmo la sola specie estinta ad avere programmato la nostra estinzione, al contrario delle altre che l’hanno subìta”.

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