UE contro l’obsolescenza dei prodotti: si pensa a etichetta di durata

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Il Parlamento UE vara una risoluzione per contrastare la obsolescenza dei prodotti tecnologici e favorire l’economia circolare e sostenibile. Vediamo quali sono gli spunti principali.

Smartphone obsolescenza e riparazione
La Eu chiede ai produttori di facilitare le riparazioni dei prodotti tecnologici (Foto Pixabay.com)

Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che spinge il mercato verso la produzione di beni con un alto indice di riparabilità e verso una sempre più accentuata sostenibilità. Ovviamente, si parla soprattutto di beni tecnologici e afferenti al campo delle telecomunicazioni. La risoluzione è stata adottata con 395 voti favorevoli, 94 contrari e 207 astenuti.

Secondo gli eurodeputati la sostenibilità del mercato passa per forza di cose dalla cosiddetta economia circolare, ossia un sistema economico che tende a minimizzare lo spreco e fare largo uso del riciclo dei prodotti e dei materiali. La strada è quella dettata dalle politiche dello European Green Deal,  che punta a trasformare l’Europa in una regione “climate neutral” entro il 2050.

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UE contro l’obsolescenza dei prodotti: diritto alla riparazione e counter di utilizzo

Economia circolare (Foto Pixabay.com)
Economia circolare (Foto Pixabay.com)

Ormai lo sappiamo bene: prodotti di cui facciamo larghissimo uso quotidianamente come computer e smartphone sono spesso associati alla cosiddetta “obsolescenza programmata”, ovvero ad un ciclo vitale limitato dal lancio sul mercato del prodotto successivo. Quando i prodotti digitali smettono di funzionare o la loro riparazione è del tutto anti-economica, non ci resta altro da fare che comprare un nuovo device. La risoluzione adottata dagli europarlamentari punta all’estinzione di questo fenomeno, chiedendo ai produttori di facilitare e rendere il più economica possibile la riparazione di un prodotto che invecchia e si rompe, al fine di aumentarne la durata.

Le proposte UE contro l’obsolescenza programmata dei prodotti vanno dall’estensione della garanzia sul bene stesso e sulle parti di ricambio, alla rimozione delle restrizioni legali che limitano il diritto alla riparazione autonoma. I produttori sono anche chiamati a mettere a disposizione dei consumatori le istruzioni per la riparazione, oltre che delle etichette che ne indichino durata e indice di riparabilità, e l’installazione di counter di utilizzo. Tutto ciò, dunque, che può arricchire la percezione del valore di un bene al momento dell’acquisto.

Le urgenze indicate dal testo sono la creazione di un ambiente economico favorevole alla produzione sostenibile e al mercato dell’usato. Il Parlamento Europeo non ha perso l’occasione per ricordare al settore dell’hi-tech che un charger unico ridurrebbe drasticamente l’e-waste, cioè i rifiuti elettronici.

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Secondo Eurobarometer, l’istituto di sondaggi della Eu, il 77% dei cittadini europei è favorevole alla riparazione e il 79% crede che l’industria dovrebbe essere obbligata a facilitare la riparazione dei prodotti digitali e il ricambio delle loro parti. L’europarlamento si schiera dunque dalla parte dei consumatori. Ma va sottolineato come un’economia sostenibile e allo stesso tempo rispettosa dell’ambiente sia anche l’unica strada percorribile per le aziende. Specie per quelle più lungimiranti, teoricamente destinate a rimanere sul mercato più a lungo rispetto a competitori miopi.

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