NASA, un vecchio PowerPC G3 guida il rover Perseverance sul suolo marziano

Cos’avrebbero in comune il rover Perseverance usato dalla NASA nelle recenti esplorazioni su Marte e un iMac del 1998? Il processore, un PowerPC G3.

mars 2020 perseverance (image from mars.nasa.gov)
Il rover Perseverance (image from mars.nasa.gov)

Ricordate quando Steve Jobs tornò prepotentemente ai vertici di una Apple in piena crisi economica nel 1997? Uno dei primi passi che permisero all’azienda di Cupertino di tornare ad occupare progressivamente i vertici del settore hi-tech fu l’introduzione del primissimo iMac.

Un computer monoblocco colorato che offriva, per l’epoca, una serie di comodità (porta ethernet e 3 porte USB) e di tagli col passato (il floppy disk drive, per esempio).

Ma, soprattutto, era dotato di un’innovativa famiglia di microprocessori a 32 bit basati su architettura RISC e nati da un consorzio formato da Apple, IBM e Motorola nel 1991: i PowerPC.

Proprio quel PowerPC G3 che, ben 23 anni dopo, la Nasa starebbe impiegando come “cervello” per il suo rover marziano Perseverance nelle sue scorribande marziane.

Perché usare un PowerPC 750 per l’esplorazione con Perseverance

iMac G3 del 1998
iMac G3 del 1998 (Pixabay)

Le qualità e la potenza di calcolo per l’epoca erano innegabili. Ma perché usare quel processore proprio oggi, addirittura nell’ambito di una missione spaziale tornando così a ritroso nel tempo?

La risposta al quesito sarebbe ascrivibile in parte all’atmosfera di Marte e all’elevato tasso di radiazioni nonché all’incidenza che queste ultime avrebbero sul funzionamento dell’elettronica stessa.

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Ma questo non significa che un PowerPC di tanti anni fa sia immune alle radiazioni, pur essendo una tecnologia ormai nota e rodata.

Infatti ad essere implementato su Perseverance è un modulo su scheda unica (praticamente un computer a sé) da oltre 200mila dollari, il RAD750, pensato e assemblato per lavorare in ambienti ad alti livelli di radiazioni. Proprio come il suolo marziano esige.

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Prodotto nel 2001 e già visto su sonde (Curiosity, ad esempio, nel 2011), rover e satelliti, il RAD750 si basa proprio su quell’architettura PowerPC 750 a singolo core di fine anni ’90 – come riporta la scheda tecnica della NASA – ad una frequenza operativa che arriva fino a 200 MHz. Bazzecole per i tempi moderni.

Eppure, sempre stando ai dati forniti dall’agenzia spaziale statunitense con i suoi 2GB di memoria flash e i 256MB di RAM risulterebbe dieci volte più performante dei precedenti rover Spirit e Opportunity.

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