Telegram cancella gruppi di neonazisti e suprematisti bianchi

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Telegram prende le distanze dai movimenti di incitazione all’odio e alla violenza che stanno infuocando il rovente clima politico negli USA.

Pvel Durov
Pavel Durov, ceo e founder di Telegram (by TechCrunch is licensed under CC BY 2.0)

Telegram prende di petto i tantissimi canali dell’ultra-destra, spuntati come funghi sulla chat negli ultimi giorni. Solo ieri la app fondata da Pavel Durov ha infatti cancellato dozzine di gruppi di neo-nazisti e suprematisti bianchi, al fine di dissociarsi dal clima di violenza che sta caratterizzando la situazione politica negli Stati Uniti in questo inizio 2021.

La scomparsa di Parler, piattaforma di microblogging chiaramente ispirata alle frange conservatrici più estreme, ha determinato un esodo di utenti verso Telegram. Anche per questo fattore, sono ora molte di più le chat inneggianti all’odio. È chiaro che a Telegram interessi non essere associato alle violenze culminate nei disordini del 6 gennaio a Washington, quando il campidoglio è stato assaltato da manifestanti pro-Trump con l’intenzione di boicottare la ratifica dell’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca. Ben cinque persone hanno perso la vita nei concitati eventi di Capitol Hill.

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Telegram announce messages di Siri
Image by Thomas Ulrich from Pixabay

Secondo il portavoce di Telegram, Mike Ravdonikas, sono dozzine i gruppi che sono stati chiusi perché violavano i termini di servizio della società. Il dirigente ha spiegato a Techcrunch che l’incitamento alla violenza è esplicitamente proibito dalla policy di Telegram: “Esamineremo ogni denuncia e continueremo a monitorare la situazione da vicino”, sono state le parole di Ravdonikas al webzine.

Eppure, sembra che parecchi dei gruppi bannati fossero presenti da tempo su Telegram. Incalzato dai report degli utenti, Telegram aveva nicchiato senza prendere alcun provvedimento. Le azioni contro i gruppi di facinorosi sono apparse tardive a molti. Pare proprio che Telegram non riesca ancora a scrollarsi di dosso una sorta di cattiva reputazione che la lega ad ambienti violenti e oscurantisti. Si pensi ai tanti canali pro-jihad che sono stati cancellati nel corso degli anni.

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Probabilmente è il prezzo che paga per aver puntato con tanta decisione sulla promozione della privacy, spesso accusando la grande rivale WhatsApp di essere sotto il costante controllo dell’intelligence USA. E pensare che l’end-to-end encryption esiste di default su WhatsApp; mentre Telegram impedisce il decrittaggio dei messaggi tra utenti – ma non, si badi bene, quelli postati nei gruppi – solo se si avvia una “chat segreta”.

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