Questa AI va a caccia di politici fannulloni (e li denuncia)

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Il nuovo sistema di riconoscimento basato sull’intelligenza artificiale smaschera i politici distratti.

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Un nuovo software smaschererà i parlamentari fannulloni (by Adobestock)

L’artista digitale belga Dries Deporteer, che da alcuni anni crea prodotti multimediali riguardanti privacy, sorveglianza e machine learning, ha appena messo a punto un interessante e divertentissimo progetto che smaschera i politici fannulloni. Si chiama The Flemish Scrollers, e si basa su un algoritmo di riconoscimento delle immagini per individuare, e non sono pochi, quei parlamentari che invece di concentrarsi sui propri compiti gestionali, le sedute di rappresentanza o le votazioni preferiscono rivolgere le proprie attenzioni allo schermo dello smartphone.

D’altronde è da sempre cosa nota che i nostri governatori abbiano la tendenza a distrarsi un pochino troppo facilmente: il sistema ideato da Deporteer in realtà inquadra nello specifico la classe politica fiamminga, ma si potrebbe tranquillamente estendere a livello di ogni altro paese visto che l’antipatica abitudine è profondamente radicata ovunque.

Il metodo sfrutta l’intelligenza artificiale e alcune tecniche di riconoscimento facciale, così le dirette dal parlamento belga vengono minuziosamente monitorate dal software e, qualora un politico venga colto in flagrante a giochicchiare con il touch-screen verrà immediatamente esposto alla gogna mediatica e allo scherno pubblico.

Come funziona l’AI e che fine fanno le immagini dei politici fannulloni

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Il sistema ideato da Deporteer sfrutta il riconoscimento facciale (by Adobestock)

L’affronto peggiore che si possa fare di questi tempi è molto semplice: un programma automatico invierà direttamente le immagini su Instagram o Twitter con il tag del parlamentare in questione per stigmatizzarne il comportamento. The Flemish Scrollers al momento va ancora opportunamente affinato, per questo (malgrado sia attivo da alcuni giorni ed abbia già sorpreso più di un politico intento a sbirciare whatsapp e simili in orari e sedi inappropriate) continua ad esercitarsi con filmati di repertorio.

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La cattiva abitudine certo non va accettata passivamente dai cittadini (per dirne una, tempo fa un parlamentare belga venne sorpreso in aula a giocare ad Angry Birds…), ma in tempi in cui le tematiche legate alla privacy e ai social networks sono sempre più delicate occorre demarcare con accuratezza la linea di confine tra ciò che è lecito esporre pubblicamente e ciò che non lo è.

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Un politico che osserva lo schermo per pochi secondi in effetti potrebbe anche stare semplicemente dando un’occhiata ad un intervento di un collega, e il software non riesce in questo senso ancora a distinguere le azioni “utili” da quelle fuori luogo. In attesa di miglioramenti strutturali però abituiamoci a leggere sempre più di frequente il seguente messaggino malizioso sui video pubblicati: “Caro parlamentare distratto, per piacere si concentri!”.

 

 

 

 

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