Attacco hacker alla Regione Lazio, i nostri dati al sicuro, ma gli investigatori ancora hanno dei sospetti

Attacco hacker alla Regione Lazio: non finiscono i sospetti, i nostri dati sono davvero al sicuro? Gli investigatori gettano nuove ombre. 

Attacco hacker alla Regione Lazio
Attacco hacker alla Regione Lazio (Foto Corriere.it)

Niente di cui preoccuparsi. O almeno, non troppo. Seppur l’attacco hacker con al centro i dati della Regione Lazio sia un evento di portata nazionale, alla fine non è stato trafugato alcun dato sensibile. A riferirlo la stessa Regione, confermando che i cyber-criminali non sarebbero stati in grado di mettere le mani sui file di backup presenti nei server.

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Attacco hacker alla Regione Lazio: disastro schivato, ma…

Attacco hacker alla Regione Lazio
Cyber Attacco Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Insomma un attacco a metà, che mette comunque in luce un evidente falla nella gestione dei dati informatici da parte della Regione Lazio. Ad essere stati violati non sono i dati in sé, ma il sistema che li gestiva e li gestisce tutt’ora. Un recupero dei dati fondamentale, grazie ad una creazione di un sistema equivalente a quello criptato che ha permesso così di arginare quello che sarebbe potuto essere un disastro senza precedenti.

Engineering, dal canto suo “non ha ricevuto alcuna notifica da parte degli inquirenti rispetto a possibili collegamenti tra l’evento bloccato sul nascere che ha interessato il gruppo e l’attacco alla Regione Lazio“. Ha confermato l’azienda, che ha poi sottolineato il suo ruolo “al contrario di quanto riportato da alcuni organi di stampa, non fornisce servizi di infrastruttura o di sicurezza alla Regione Lazio, che si appoggia per questo ad altri operatori“.

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Vittorio Colao, Ministro per l’innovazione e la transizione digitale, ha inoltre sottolineato il ruolo del Governo in questa vicenda, confermando che “[il governo ndr.] si è mosso in modo deciso. Stiamo colmando, grazie al sottosegretario Franco Gabrielli il gap di qualche anno in pochi mesi“, e ancora “ci sono 600 milioni dal PNRR. È più un tema di risorse umane e skills che di soldi“.

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