Gli Stati Uniti conto Honor: sospetti di manipolazione da parte di Huawei

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Dopo tante speculazioni, ora è ufficiale: alcuni senatori americani hanno esposto una richiesta al Presidente Biden per inserire l’azienda tech Honor nella stessa blacklist di Huawei. Ma perchè?
Honor nei guai negli USA – Computermagazine.it
Sta succedendo qualcosa di veramente insolito negli USA, o per meglio dire ai vertici degli Stati Uniti, dove sembra quasi esserci una sorta di coalizione contro una specifica azienda tech. Infatti, uno dei più accaniti e convinti sostenitori della campagna contro Huawei durante il regno del terrore dell’ex presidente Donald Trump, Marco Rubio, ha scritto e fatto firmare da altri membri del partito, una lettera per chiedere al Presidente Biden di inserire anche Honor nella famosa blacklist, una lista che vieta a Huawei e ad altre aziende cinesi di attingere alla tecnologia americana. Così, su due piedi.Specifichiamo che Honor è sempre stato un brand in possesso di Huawei, un b-brand se così possiamo chiamarlo, della divisione consumer di Huawei. Si limita a ideale e produrre smartphone, notebook e accessori, e proprio per questo motivo quando Huawei si è trovata in difficoltà, non è stato poi così arduo separare Honor dalla casa madre, vendendola ad un gruppo di rivenditori e distributori cinesi che hanno approfittato del ghiotto momento. In pratica è così: i negozi che distribuivano Honor in Cina, grosse catene, hanno preso in mano il marchio. Sotto la nuova guida e sotto una nuova società è venuto così a cadere il divieto commerciale in vigore per le imprese in USA: Honor ha avuto accesso ai processori Qualcomm e ha nuovamente avuto diritto alla licenza Google.LEGGI ANCHE>>> Android, gli smartphone più potenti: super SoC Qualcomm Snapdragon 888, la top ten

Perchè questa scelta infelice?

Marco Rubio e gli altri senatori che hanno firmato per la blacklist sono convinti che questa sia stata solo una manovra per evitare il cosiddetto embargo, una sorta di presa in giro da parte dei cinesi nei confronti delle regole americane, nel momento stesso dell’acquisto di Honor: la vendita sarebbe fittizia, solo una facciata, ma alla fine Honor resta comunque un Cavallo di Troia da parte dei cinesi per mettere le mani su quello che dapprima gli era stata negato, che è riuscito ad avere accesso alla stessa tecnologia che era stata vietata a Huawei. Per questo motivo, Marco Rubio chiede che si prendano provvedimenti urgenti per terminare questa farsa. Lo stesso senatore, nella sua lettera, fa presente che questo “potrebbe creare un pericoloso caso per il dipartimento del Commercio: se bastasse cambiare la ragione sociale ad una azienda cinese per evitare una restrizione facendo finta di venderla molte aziende “pericolose” si troverebbero nella condizione di prima, facendosi gioco delle decisioni Usa.” Parole sue.

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In tutta questa odissea però, Honor non ha rilasciato dichiarazioni alcune, ma non è la prima volta che accuse simili vengono lanciate e Honor rimane in silenzio: Huawei, in precedenza, aveva rilasciato una dichiarazione molto stretta, dove diceva esplicitamente di non avere più nulla a che fare con Honor, dissociandosi dalla sua “creatura”. Difficile capire se prevarrà il buon senso o se l’accanimento degli americani contro Huawei proseguirà ad oltranza (ch, si sa, non portano certo rancore… o almeno, non poco): per di più Honor, dopo mesi di difficoltà, è pronta a ripartire, anche nel nostro paese con l’arrivo dei nuovi pc con Windows 11. L’inserimento nella blacklist porterebbe alla distruzione del piano commerciale che Honor, intende seguire a qualunque costo.

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