Neuralink, chip impiantato nel cervello di una scimmia: può giocare a Pong

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Salto di livello per Neuralink, che passa dalla sperimentazione sul cervello dei maiali a quello delle scimmie. Il ceo Elon Musk sulla cavia: “Sembra felice”.

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Neuralink sperimenta processori innestati sul cervello delle scimmie (by Tambako the Jaguar, licensed under CC BY-ND 2.0)

Neuralink, società che si occupa di costruire un’interfaccia che consenta al cervello e alla macchina di essere un tutt’uno, alza il livello della ricerca. Dopo aver sperimentato i suoi processori sul cervello dei maiali, ora le cavie sono le scimmie, che naturalmente hanno un cervello molto più simile al nostro.

A rivelare lo scatto in avanti della sperimentazione è stato Elon Musk, CEO e fondatore di Neuralink, durante un intervento sull’audio social ClubHouse. Il visionario imprenditore sudafricano ha svelato che un chip di Neuralink è stato impiantato nel cervello di una scimmia, rendendola in grado di selezionare i comandi del videogioco “Pong” con il pensiero.

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La scimmia può comandare il gioco con la sua mente

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Neuralink sviluppa l’interfaccia fra intelligenza umana e quella artificiale (photo by ApolitikNow, licensed under CC BY-NC-SA 2.0)

Il microprocessore innestato dovrebbe avere le dimensioni di una moneta ed è del tutto invisibile dall’esterno. È collegato tramite dei cavi dello spessore di un decimo di un capello a oltre 3000 elettrodi che controllano circa 1000 neuroni, permettendo all’animale di comandare il videogioco tramite gli impulsi impartiti dalla sua mente.

Musk ha precisato che la cavia da laboratorio sembra felice e che l’ispettore del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti non solo ha trovato tutto in ordine e in ottemperanza delle regole ma ha definito il laboratorio come il più confortevole mai visitato. Chiaramente i conflitti etici si sprecano e siamo sicuri che certe considerazioni farebbero imbestialire qualsiasi associazione animalista.

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Neuralink punta a curare malattie come Alzheimer e demenza

Tant’è. La ricerca medica passa per la sperimentazione sugli animali, che piaccia o no. Gli studi di Neuralink hanno tra i loro obiettivi quello di curare le persone con danni al cervello o alla spina dorsale. Per quanto non esistano scadenze ufficiali, il primario di neurochirurgia di Neuralink, il professor Matthew MacDougall, ha detto che i primi trials su un essere umano si concentreranno su pazienti affetti da paralisi o paraplegici.

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A lungo termine, l’interfaccia cervello-computer si propone di guarire patologie come Alzheimer, demenza, perdita di memoria, perdita dell’udito, depressione, insonnia. Una panacea, che secondo Musk potrebbe sfociare addirittura nell’archiviazione dei propri ricordi in un altro essere umano o in un robot. Ma qui, oltre a problemi di bioetica che sembrano talvolta troppo imponenti per la coscienza degli uomini del presente, spuntano anche problemi di privacy, sicurezza e controllo sociale.

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