Apple riabilita Parler: ecco quando la app sarà di nuovo online

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Apple, Parler torna disponibile sull’iPhone Store. La app preferita da estrema destra e complottisti USA adegua la procedura di moderazione e ottiene il via libera di Cupertino.

Jake Angeli Capitol Hill
I sostenitori di Trump irrompono a Capitol Hill

Era stato bannato dalla rete per incitamento all’odio dopo l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio scorso, quando i sostenitori di Trump violarono il parlamento Usa per boicottare la ratifica dell’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca. Ora per il social network Parler, tanto caro alla destra radicale americana, sta iniziando il percorso di riabilitazione, che prenderà il via dall’Apple App Store.

A dare l’annuncio è stata la casa di Cupertino con una lettera ai parlamentari repubblicani Ken Buck, eletto in Colorado, e Mike Lee, dello Utah. Nella nota, il Direttore di Apple per le Relazioni con il Parlamento Timothy Powderly, ha spiegato che Parler sarà scaricabile sullo Store dalla prossima versione. Alla base del reintegro, gli aggiornamenti messi in atto dalla piattaforma di microblogging, che ha rimosso i contenuti violenti ed adeguato le proprie procedure di moderazione per scongiurare – almeno si spera – futuri problemi.

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Ken Buck ha definito la scelta “una grande vittoria nel campo della libertà di parola”. Il Ceo ad interim della app, Mark Meckler, ha voluto rassicurare i fan e i vecchi iscritti, spiegando che i cambiamenti della moderation policy non riguardano i punti di vista delle persone ma unicamente “post dal contenuto illegale. Abbiamo messo in opera anche dei filtri che permetteranno agli utenti di escludere contenuti indesiderabili”. Sembra che i sostenitori di Trump e gli appassionati di teorie del complotto potranno scaricare la app dall’iPhone Store dalla prossima settimana: a rivelarlo è una fonte interna alla società.

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A quanto pare queste (e verosimilmente altre) riforme della policy di Parler, sono bastate per soddisfare i requisiti delle linee guida di Apple sui contenuti violenti e confermare l’inclinazione verso ciò che lo stesso social definisce “free speech”, libertà di parola. Il problema è che fino a gennaio scorso l’obiettivo del pensiero libero era stato “conseguito” attraverso processi di moderazione contenuti pressoché inesistenti, che avevano portato diverse piattaforme a rimuovere Parler dai propri server.

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Non solo Apple infatti: a gennaio anche Amazon e Google avevano tagliato i ponti con l’allora Ceo e fondatore John Matze e la sua creatura. Nella lettera recapitata a Buck e Lee, i dirigenti della Mela morsicata ci tengono a chiarire che dietro ai vari ban non ci fu alcuna orchestrazione. “La decisione di Apple è stata indipendente – si legge nella comunicazione – e non ci siamo coordinati o consultati con Amazon o Google”. Non resta che attendere la prossima mossa dei due colossi.

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