Picosats, la piccola startup italiana super innovativa, in grado di usare piccoli satelliti per trasmettere dati a velocità davvero notevoli

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Il nome Picosats forse vi è nuovo, ma sappiate che si tratta di una startup italiana decisamente interessante e innovativa, che sfrutta al meglio dei piccoli satelliti per trasmettere dei dati a velocità praticamente della luce: ve ne parliamo in questo articolo.

Picosats
Picosats, startup italiana di satelliti

Picosats è nata di fatto presso l’università di Trieste dove è stato realizzato un ricetrasmettitore, il cosiddetto RadioSat, che sfrutta frequenze molto alte per inviare dati a velocità superiore rispetto a qualsiasi soluzione offerta sul mercato. Si tratta di una tecnologia che viene utilizzata in dei piccoli satelliti, i CubeSat, delle dimensioni di circa 10 centimetri per lato. Alle origini del progetto vi è Anna Gregorio, astrofisica e co-fondatrice della startup fondata nel 2014; la professoressa di astronomia e astrofisica presso l’Università di Trieste, ha spiegato che anni fa il laboratorio dell’università “era poco laboratorio”, in quanto si studiava molto ma con approcci pratici e progettuali minimali. Di conseguenza si è deciso di intervenire per cercare di fare qualcosa di più concreto, sfruttando anche le grandi competenze dell’ateneo.

PICOSATS, LA STARTUP ITALIANA CHE PRODUCE NANO SATELLITI: ALCUNE INFO

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“Abbiamo iniziato da subito a lavorare sulla radio di bordo”, spiega a riguardo la Gregorio, come si legge su Dday.it, soffermandosi in particolare sulle frequenze altissime della banda Ka, quelle comprese fra 27 e 40 Ghz. La soluzione di Picosats, infatti, utilizza in download frequenze fra 27,5 GHz e 30 Ghz, mentre in upload tra 17,8 GHz e 20,2 GHz con una larghezza di banda di 56 MHz. Picosats, sfruttando questi “canali”, riesce a trasmettere i dati con una velocità superiore cinque volte ad un qualsiasi ricetrasmettitore sul mercato: “È come passare da un modem 56K – dice a riguardo ancora la Gregorio – a uno ADSL”, e può arrivare fino a 100 Mbps rispetto ad altre soluzioni che trasmettono al massimo a 20 Mbps.

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Ma questi piccoli satelliti hanno mercato? “Le grosse aziende non hanno ancora un grande interesse, mentre le aziende piccole devono investire tanto per lavorarci – replica la cofondatrice – noi siamo piccoli: il laboratorio ha solo due strumenti importanti da 200 mila euro l’uno. Non è un investimento che si fa a occhi chiusi”. In ogni caso Picosats è riuscita ad aggiudicarsi alcuni contratti per l’ESA, l’agenzia spaziale europea, ma anche con l’Asi, l’agenzia spaziale italiana. “Stiamo sviluppando una nuova generazione di nanosatelliti – fa sapere l’azienda sul suoi sito web – combinando una struttura meccanica innovativa con un sistema di comunicazione avanzato, consentendo a budget ridotti di condividere una maggiore quantità di informazioni in modo sostenibile. Le nostre soluzioni innovative sono costruite utilizzando materiali leggeri, e mitigano il problema dei detriti spaziali garantendo la piena fusione della struttura al rientro in atmosfera”.

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